Richard Estes

L’arte informale permette al libero pensiero di manifestarsi con una pluralità di interpretazioni. Quasi una sfida. Si raccolgono foglie di razionalità in campi in cui l’inconscio o la concettualizzazione della realtà si realizza nei vari linguaggi espressivi.

Ogni volta che mi trovo dinanzi ad un opera “informale”, creo nel mio immaginario una porta a specchi che nell’aprirla si rompe in mille pezzi. Solo allora mi è consentito vivere l’opera dentro, libera da interpretazioni altrui. È una bella sensazione. L’artista, la sua vita, il contesto storico e la pura creatività.

Oggi voglio parlare di un grande artista americano che si esprime con un linguaggio figurativo che incanta, ipnotizza. Quando lo vidi per la prima volta non riuscii a staccarmi dalla tela. Un virtuosismo di tecnica pittorica eccellente. Il senso di mistero, il reale sospeso, immobile, l’ossessiva forse un po’ paranoica cura del dettaglio mi avevano impressionato.

image Richard Estes* è considerato il fondatore del Fotorealismo* o Iperrealismo. Nato nel 1932 a Kewanee nell’Illinois, dopo essersi laureato all’Art Institute di Chicago si trasferisce a New York nel 1959.

Negli anni 60, dopo un periodo di linguaggi informali, l’arte riprende contatto con la realtà e la fotografia sarà il mezzo che permetterà a Richard Estes di cogliere il reale in tutte le sue peculiarità. Apparentemente sembra che voglia recuperare significati dai vedutisti* del 600, ma in realtà si spinge oltre la rappresentazione, soffermandosi sulla trasparenza, sulla luce riflessa, sull’interpretazione “soggettiva” della visione.

image Il suo intento sarà quello di realizzare dipinti da fotografie che egli stesso scatta, mostrando una nitidezza d’immagine che neanche l’occhio umano sarebbe capace di avere. Le opere rappresentano immagini con l’angolo di  visione di circa 45 gradi, come nell’essere umano.

Sembrano foto che evidenziano limiti, non sono panoramiche né mostrano ampi spazi. Ma anche l’essere uomo è limite, pur cogliendo le particolarità delle immagini, non riesce a vederne l’essenza, proprio per il suo essere finito.

Sono pochi gli esseri umani che ritrae. Volti che fissano il vuoto. Assenti. Quasi imperturbabili. Spesso disposti ai margini dell’opera, mai protagonisti. Si lasciano vivere. Manifestano l’assenza del risultato creato dall’uomo stesso: la modernità. Che è un abbaglio. Una luce che riflette dalle grandi vetrine, dalle lucide superfici metalliche,  dagli specchi, dai finestrini. Un riflesso dell’immagine del reale ormai privo d’anima e frammentato.

image

Predilige dipingere scorci di strade. Strade gremite di gente o di intenso traffico automobilistico che lui ritrae generalmente vuote. Con un’umanizzazione relegata al margine. Si percepisce una sorta d’immobilismo. Uno straniamento. Una grande assenza. Difficile da colmare. Ma il silenzio che ne deriva e ci ipnotizza è in realtà l’essenza della denuncia insita nelle opere di Estes.

L’uomo si è evoluto. Ha raggiunto un discreto livello di benessere come si evince dai palazzi, dalle vetrine, dalle strade illuminate. Tutto è pulito, scintillante, nuovo. Riflette evoluzione e modernità, ma se si scruta tra gli spazi delle vie vuote, dove sembra diffondersi il fiore dell’assenza, appaiono forme alle quali è stato rubata la sostanza che avrebbe creato vitalità e gioia. Forse si è persa la spontaneità, la memoria, la tradizione e il vero senso del vivere? Infatti  chi ha permesso tutto ciò è stato derubato della purezza dell’anima. Non riesce a cogliere la sua interiorità, distratto dalle luci e dai riflessi che abbagliano  da far perdere il senso della vita.

imageIl senso di vuoto che si percepisce è doloroso. Crea disagio e confonde per i forti contrasti che si palesano nell’osservare queste bellissime opere. La tecnologia si è evoluta colmando spazi vuoti ma ne ha ricreati altri. Allontanando il non ritorno .

image

La “tecnica” del riflesso da lui utilizzata crea una multidimensionalità delle superfici permettendo la frammentazione del reale. Da ciò traspare tutto un gioco di linee, rette, quadrati, triangoli, rettangoli  quasi griglie/strutture  per trattenere o soffocare una realtà che  rasenta il nulla? Divenuta “gabbia” dell’umanità?

image In un’intervista rilasciata a Herbert Raymond per la collana Art and Artist dirà ” ho la sensazione che tutta la grande arte sia illusione, che sia una contraffazione. E non solo la pittura, ma anche la musica, il teatro, i romanzi..sono il risultato di un processo di fabbricazione, e operano in un formato limitato. Nel campo della pittura, si lavora con una tavolozza limitata, perché la gamma dei  colori   è ristretta e limitata”

Tra Arte e Vita non vi è differenza. Il limite c’è. È tangibile e sovrasta l’uomo. Con la rappresentazione di questo mistero noi diveniamo consapevoli. Il vuoto si semantizza con l'”uso” e la rappresentazione della realtà.

Estes è riuscito, rappresentando fedelmente il reale a scolpire l’anima di noi contemporanei che vaghiamo in solitudine in una dimensione che non ci appartiene.

English Version
Informal art allows freedom of thought to manifest itself with a plurality of interpretations. Almost a challenge. You collect the leaves of rationality in fields in which the unconscious or the conceptualization of reality is realized in various forms of expression.

Every time I’m in front of an “informal” piece of work, I create in my imagination a door made of mirrors. While I open it, it breaks into a thousand pieces. Only in this way can I perceive the work in me. I feel it lives inside of me, free from others’ interpretations. It’s a good feeling. The artist, his life, the historical context and the sheer creativity.

Today I want to talk about a great American artist who expresses himself with a figurative language that enchants, hypnotizes. When I admired his work for the first time, I could not tear myself away from the canvas. An excellent pictorial virtuosity of technique. The sense of mystery, reality suspended, motionless, the obsessive perhaps a little ‘paranoid’ attention to detail. I was impressed.

* Richard Estes is considered the founder of * Photorealism or Hyperrealism. Born in 1932 in Kewanee, Illinois, after graduating from the Art Institute of Chicago he moved to New York in 1959.

In the 60s, after a period of informal languages, art resumes contact with reality and the photograph will be the means that will enable Richard Estes to grasp the real in all its peculiarities. Apparently he seems to want to recover the meanings of landscape painters * 600, but in reality he goes beyond representation, focusing on transparency, reflected light, the interpretation of “subjective” vision.

His aim will be to make paintings from photographs that he snaps, showing sharp images that even the human eye would be able to have. The works represent images with the viewing angle of about 45 degrees, as in the human being.

They appear to be photos that highlight the limits.They are not scenic or show large spaces. But the human being is a limit, while capturing the peculiarities of the images, he can not see the essence, just for it to be finished.

There are very few human beings he portrays. Faces staring into space. Absent. Almost unperturbed. Often placed at the edge of the work, never protagonists. They are allowed to live. They show the absence of the result created by the man himself: modernity. That is a mistake. A light that reflects from the large shop windows, the polished metal surfaces, from mirrors, windows. A reflection of the image of the real now devoid of soul and fragmented.
He prefers to paint views of roads. Streets filled with people or intense traffic that he portrays typically empty. With humanization relegated to the margin. You feel a sort of paralysis. An estrangement. A large absence. Difficult to fill. But the silence that comes and hypnotizes us is actually the essence of the complaint inherent in the works of Estes.

Man has evolved. He has achieved a reasonable level of welfare as evidenced by the buildings, from the shop windows, the lighted streets. Everything is clean, sparkling, new. He reflects evolution and modernity, but if you peer through the spaces of the empty streets, where the flower of absence seems to be spreading , appearing forms which have been stolen from the substance that would create vitality and joy. Have you perhaps lost your spontaneity, memory, tradition and the true meaning of life? In fact, who allowed all this has been robbed of the purity of the soul. He fails to grasp his inner self, distracted by the lights and reflections that dazzle as to lose the meaning of life.

The feeling of emptiness that you feel is painful. It creates discomfort and confuses for the strong contrasts which become apparent observing these beautiful works. Technology has evolved by bridging gaps but has recreated others. Removing the non-return.
The reflection”technique” Estes used creates a multi-dimensional surface allowing the fragmentation of reality. From what transpires around a game of lines, squares, triangles, rectangles almost grids / structures to hold or choke a reality similar to anything? It has become a “cage” of humanity.

In an interview with Herbert Raymond for the series Art and Artist he will say:”I have a feeling that all great art is an illusion, that it is a counterfeit. And not only painting, but also music, theater, novels are the result of a fabrication process, and operate in a limited format. In the field of painting, working with a limited palette, because the color range is narrow and limited ”
Between Art and Life, there is no difference. The limit is there. It is tangible and dominates man. With the representation of this mystery we become aware of it. The vacuum semantises with the ‘”use” and the representation of reality.
Estes succeeded, faithfully representing the actual sculpt the soul of our contemporaries who wander in solitude in a dimension that does not belong to us.

Lycia Mele

© Riproduzione riservata

http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Estes
http://it.wikipedia.org/wiki/Fotorealismo
http://it.wikipedia.org/wiki/Vedutismo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: