Cinema #Tavolara19 |”Troppa grazia” con Alba Rohrwacher: David di Donatello 2019

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©ph. lyciameleligios

Attrice giovanissima con una esperienza recitativa da grande star, tanti riconoscimenti e premi tra cui:  due David di Donatello, un Nastro D’Argento, tre Ciack d’oro, Premio Mariangela Melato e tantissimi altri per la sua capacità interpretativa che esprime quel talento innato che la rende unica, riconoscibile: Alba Rohrwacher è stata ospite del Film Festival di Tavolara 2019.

Protagonista del  film “Troppa grazia”, proiettato nella marina di Porto San Paolo, il piccolo borgo poco distante dalla città di Olbia, l’attrice è stata  ospite in un incontro pomeridiano con il pubblico. In una cornice familiare e  informale, più emozionante e più vera. Gli incontri con il pubblico sono moderati dalla storica e infaticabile direttrice Piera Detassis.

Alba Rohrwacher è apparsa con la sua grazia botticelliana, aspetto delicato, carnagione chiara, temperamento a tratti introverso, intimidita (non ama esser fotografata), una voce aggraziata, pacata, diversa, per le sue intense interpretazioni, dai personaggi a cui ha donato il suo volto.

Un’artista che ha inseguito la sua passione, abbandonati gli studi di medicina, attratta dalla possibilità di recitare e ” raccontare storie e farle arrivare a chi le guarda” ed  emozionare.

Nel film “Troppa grazia”  commedia originale, con sfumature surrealiste, diretta da Gianni Zanasi (Cast: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi, Rosa Vannucci, Daniele De Angelis, Teco Celio, Elisa Di Eusanio, Davide Strava; Sceneggiatura di Gianni Zanasi, Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini, Federica Pontremoli) Alba Rohrwacher interpreta una madre separata con una figlia adolescente, che s’impegna con coscienza nel suo lavoro di geometra, accanto una serie di problematiche legate al suo lavoro che le creano uno stato emotivo di timore e disagio.

Infatti, lavorando ad un progetto per un nuovo centro residenziale  “L’onda”, si accorge di alcune inesattezze sulle carte catastali del comune. Nel film, oltre evidenziare i problemi legati al rispetto e tutela dell’ambiente la protagonista si mostra dilaniata tra dire la verità o rimanere in silenzio per non perdere il posto di lavoro.

Ai vari vizi e difetti che caratterizzano la nostra società, sicuramente  ben definiti, vi è la presenza di un elemento originalissimo che denota grande capacità creativa dei team preposto alla sceneggiatura.

L’elemento deviante sembra esser l’apparizione di una profuga che si definisce la Madre di Dio, che  consiglierà alla protagonista di far costruire  una chiesa in quel luogo dove dovrà sorgere il centro residenziale. Un’apparizione incredibile con una  richiesta improbabile, assurda, ad una ragazza semplice, fragile, madre, geometra . Perchè  proprio a lei?

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L’evocazione di una circostanza che fece grande scalpore, quale l’apparizione della Madonna a Lucia dos Santos il 13 Maggio del 1917 nei pressi di Fatima, si ripresenta con tinte leggere, anche se qui la Madonna viene inizialmente confusa con una profuga che chiede l’elemosina e alla divinità si attribuiscono comportamenti umani, che riflettono le antropomorfiche divinità greche.

L’incredulità della protagonista crea situazioni tragicomiche. Pensare di aver visto la Madonna e interagire con lei con alterchi visibilmente fuorvianti riflette una comicità semplice, genuina. Ma la dinamica filmica potrebbe avvicinarsi all’esigenza sempre più necessaria di ritorno ad una certa spiritualità che include valori che oggi hanno smarrito senso e sembrano incancreniti dall’avidità, dalla speculazione, dalla disonestà.

Alla fine due personaggi molto vicini saranno gli artefici di questo profondo cambiamento: l’amico e l’ex compagno.

Il cambiamento crea instabilità, –  è simile ad un’esplosione, –  e permette di interagire con quel “luogo” profondo da cui attingere per andare avanti, per ritrovare quella serenità che permette di affrontare la vita nel suo accadere.

Quel profondo che è la propria spiritualità, c’è sempre, è presente anche quando si rifiuta o quando si rinnega o quando le cose non vanno nel verso che si vorrebbe: la resistenza della protagonista nell’accettare una situazione estrema, “surreale”, quasi onirica per paura di giudizi altrui, troppo presa dall’apparire e poco dalla propria intimità. Solo quando si mostrerà più arrendevole e lascerà fluire il corso della sua vita potrà ritrovarsi.

Durante lo svolgimento del film vi è un chiaro riferimento all’onda che possiamo definire la parola chiave del film.

Elemento visivo di superficie del mare che a seconda delle forze, ovvero l’intensità del vento,  modifica la superficie, ma la parte sottostante, rimane presente, c’è. È solo in parte rifletterà quel movimento. C’è stabilità, c’è presenza. Fuor di metafora: noi con i nostri pensieri, emozioni, circostanze di vita positive o negative che s’innervano nel nostro profondo da cui non possiamo scindere ma sforzarci di armonizzare per capire il senso del vivere.

Questo film dal ritmo lento, dove anche i fotogrammi e le inquadrature sembrano scandire il tempo libera riflessioni profonde e sembra bandire la superficialità di facciata: non solo chi siamo, ma la bellezza dei “luoghi” interiori merita una riscoperta per quella ricerca costante di stabilità emotiva. Il motto sembra essere bandiamo inquietudini e ritroviamo la serenità. Ma come? il film propone una chiave di lettura. Ritrovare il proprio sé.

Un’altro aspetto che suggerisce una tonalità più lirica, oltre la bellezza dei luoghi – resa da una fotografia molto armonica e curata, – è quel vago sapore di nostalgia: cammino ripercorso a tratti con il padre della protagonista ma evidente nel riavvicinarsi all’ex compagno e padre della figlia.

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La nostalgia sembra riallinearsi con l’esistenza. Non è vissuta con dolore ma come accettazione e viene armonizzata nella nuovo approccio alla vita più fluido dove le onde sembrano aver perso la loro forza identitaria e incisiva …

Ora si va alla scoperta del mondo assaporando nuove esperienze di vita in modo più intimo, senza più farsi scalfire e senza smarrire il significato che la “vita è principalmente essenza, spiritualità”.

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[Articolo pubblicato su Olbia.it il 21 luglio 2019]