Rosalba Mura dalla Sardegna alla IV Triennale di Roma

Lo scorso luglio, a Roma, si è concluso un importante appuntamento per il mondo dell’arte contemporanea: la IV ESPOSIZIONE TRIENNALE DI ARTI VISIVE 2021 [ https://esposizionetriennalediartivisivearoma.it/ ] curata da Gianni Dunill, che ha ospitato nelle sue suggestive ed eleganti locations – Palazzo Borghese – Galleria del Cembalo,  Palazzo della Cancelleria, Galleria della Biblioteca Angelica, Palazzo Velli Expo e Medina Art Gallery – artisti italiani conosciuti ed artisti emergenti, con un totale di ben 300 opere esposte.

Ogni artista, ognuno con il proprio linguaggio e ricerca, si è espresso sul filo conduttore dell’esposizione  “Global Change, Anni Venti” o cambiamento globale negli ultimi vent’anni, che ha permesso di creare una “coralità” tra le opere presenti con rimandi, dialoghi immaginari e acute riflessioni nel rappresentare punti di fragilità radicati del periodo storico in cui viviamo: disuguaglianze socio-economiche, distanziamento e isolamento da pandemia, instabilità geopolitica, cambiamento climatico. 

Il mondo dell’arte italiana ha risposto allineandosi verso declinazioni più informali che figurative, dove il pensiero si ritrae,  fluttua, avvolge la sfera dell’umana/umanità  e incerto, su posizioni funamboliche ora ritrova spazi ancestrali, ora si adagia su “luoghi” meditativi e filosofici, ora su consapevolezze rese vivide da cromatismi, forme e vuoti alla ricerca di nuove sorgenti di luce per dissetare inquietudini, sofferenze, solitudini. Un’arte di rinascita post pandemica che sembra proiettarci verso una dimensione più salvifica, più spirituale.

Dalla Sardegna un’artista di Barumini, ma residente ad Olbia da vari anni,  Rosalba Mura ha esposto la sua opera Qubit 2019.

Qubit 2019 – Acrilico su tele

Apprezzo l’artista, di cui ampiamente ho scritto in precedenza in quanto penso sia riuscita a cogliere ed esprimere, con il suo intuito creativo, il superamento concettuale della sintesi spazio-tempo presente nell’opera di Lucio Fontana.

E dopo essermi congratulata e aver parlato dell’importanza della sua presenza come artista sarda, le ho rivolto qualche domanda sul ruolo dell’arte e dell’artista, elementi fondanti della nostra società poiché
l’evoluzione socioeconomica e il progresso sociale non possono prescindere dalla creatività e dalla sinergia di menti creative che devono “tracciare segni” e orientare gli esseri umani verso nuove conoscenze e/o verso l’abbandono di visioni, a volte, cristallizzate.

Il tuo quadro Qubit presente alla Triennale si pone sulla linea dello spazialismo ma c’è chiara volontà di superamento, il segno distintivo della tua arte.

Sicuramente, nella mia arte, uno dei punti di riferimento importante è lo spazialismo di Fontana che ricerca e vuole esplorare al di là della dimensione stessa del quadro andando oltre la superficie bidimensionale della tela stessa.

Nelle mie opere e nel caso particolare di Qubit, voglio superare e andare oltre questo concetto rifacendomi alle più attuali teorie del multiverso, questo “oltre” diventa multidimensionale, una ricerca di diversi spazi e diverse realtà o possibili condizioni esistenti. 

Queste, inoltre, non sono totalmente distinte e definite, nonostante le diverse tele sovrapposte, ma si intersecano e interagiscono tra loro, creando connessioni che indagano, interagiscono e producono nuovi spazi. 

Infiniti mondi e infinite realtà, in una progressione sequenziale che allo stesso tempo diventa prodotto, manufatto, o frazione di tempo contenente più istanti e più spazi.

Qubit, unità di informazione quantistica, permette l’esistenza degli stati di sovrapposizione che io concepisco e immagino come forma quadrata modulare, per questo, essa stessa può esistere come unità appartenente a una più vasta complessità. 

Desiderio di infinito e all’idea di questo ci si può alludere anche attraverso la ripetizione del sempre identico, per questo guardo e mi ispiro anche all’arte di Giulio Paolini.

Il tema “Global Change” richiama un’urgenza sempre più sentita e condivisa  dove l’arte assume valore/ruolo poli/tico: indirizza il cammino dell’uomo educa, orienta…

Mi sento molto vicina al pensiero di un Nuovo Umanesimo, mettere l’uomo e la sua umanità in rapporto ed equilibrio sano e rispettoso della Terra a sostegno della vita. 

Al bisogno di creare connessioni tra saperi e poter affrontare i temi della persona e del pianeta indirizzati ad uno sviluppo sostenibile. Propositi e obiettivi evidenti nell’agenda 2030.

Il mondo dell’arte deve esprimere la cultura del proprio tempo, essere portatrice di messaggi e di idee. Nella nostra attualità molto complessa l’arte è ricerca, punto di vista dell’artista che assorbe la realtà circostante, la digerisce e la filtra. 

L’artista percepisce con la propria sensibilità i diversi segnali circostanti, a volte riesce ad anticipare e/o promuovere nuove idee, interpretandole attraverso il proprio gesto creativo, qualunque esso sia. 

L’arte vuole e deve comunicare con la società e certamente deve proporre idee, indirizzando anche la politica attraverso il proprio linguaggio.

La tua arte crea aperture, nuovi orizzonti che alludono a trascorsi? Che ruolo ha il passato?

La mia arte vuole si, esplorare e ricercare nuovi spazi e nuovi mondi, ma allo stesso tempo vuole anche essere introspettiva, indagare e riflettere il mio vissuto.

Stratificazioni di momenti e di esperienze che creano e riflettono il presente. Il passato convive con l’odierno e sono un tutt’uno; noi siamo il frutto delle nostre esperienze e degli eventi. 

Il vissuto conserva l’esperienza nella memoria e nella coscienza, lascia i segni nel corpo e nella mente, segni, ferite, lacerazioni da curare e ricucire o semplicemente da lasciare aperte, diventando cicatrici che ci identificano. 

La mia arte si apre all’altro, all’altrove e all’oltre, testimonianza di vissuto e di esperienze, ricerca di nuove visioni e di nuovi confini spaziali concreti ma anche intimi, personali e spirituali.

©️lyciameleligios

English Version

Last July, in Rome, an important appointment for the world of contemporary art ended: the IV Esposizione Triennale di Arti Visive Roma 2021 [https://esposizionetriennalediartivisivearoma.it/], curated by Gianni Dunill, which hosted in suggestive and elegant locations Palazzo Borghese Galleria del Cembalo, Palazzo della Cancelleria, Galleria della Biblioteca Angelica, Palazzo Velli Expo and Medina Art Gallery the best known Italian artists and the emerging artists with 300 works on display.

Each artist, with own language and project, expressed himself on the theme of the exhibition: “Global Change, Twenties” or global change in the last twenty years, which allowed to create a “chorality” among the Artworks with references, imaginary dialogues and reflections in representing points of fragility rooted in our historic period: socio-economic inequalities, distancing and isolation from pandemics, geopolitical instability, climate change.

The world of Italian art has responded by aligning itself towards more informal than figurative declinations, where thought withdraws, fluctuates, envelops the sphere of human / humanity: finds ancestral spaces; it rests on “places” meditative and philosophical, or on awareness made by vivid colors, or shapes and voids in search of new sources of light to dissolve restlessness, suffering, loneliness. An art of post-pandemic rebirth that seems to project us towards a more saving and spiritual dimension.

From Sardinia an artist born in Barumini, but who lives in Olbia, Rosalba Mura, exhibited her work Qubit 2019.


I appreciate the Artist and I think she managed to grasp and express, with her creative intuition, the conceptual overcoming of the space-time synthesis present in the work of Lucio Fontana.

And after congratulating and talking about the importance of her presence at the Art show as a Sardinian artist, I asked her a few questions about the role of art and the artist, founding elements of our society, since socio-economic evolution and social progress cannot ignore creativity and the synergy of creative minds that have to “trace signs” and orient human beings towards new knowledge and/or towards the abandonment of visions that are sometimes crystallized.

Your work Qubit presented at the Triennale is in evolutionary line with Spatialism but there is a clear desire to overcome, the hallmark of your art.

Surely, in my art, one of the important reference points is Fontana’s spatialism that he seeks and wants to explore beyond the very dimension of the painting, going beyond the two-dimensional surface of the canvas itself.

In my works and in the particular case of Qubit, I want to overcome and go beyond this concept by referring to the most current theories of the multiverse, this “beyond” becomes multidimensional, a search for different spaces and different realities or possible existing conditions.

Furthermore, these are not totally distinct and defined, despite the different overlapping canvases, but intersect and interact with each other, creating connections that investigate, interact and produce new spaces. Infinite worlds and infinite realities, in a sequential progression that at the same time becomes a product, an artifact, or a fraction of time containing more instants and more spaces.

Qubit, a unit of quantum information, allows the existence of superposition states that I conceive and imagine as a modular square shape, for this reason, it can itself exist as a unit belonging to a larger complexity. Desire for the infinite and the idea of ​​this can also be alluded to through the repetition of the always identical, which is why I also look and draw inspiration from the art of Giulio Paolini.

The theme “Global Change” recalls an increasingly felt and shared urgency in which art takes on a political value / role: it directs the path of man, it educates, it orients …

I feel very close to the thought of a New Humanism, to put man and his humanity in a relationship and balance that is healthy and respectful of the Earth in support of life. To the need to create connections between knowledge and to be able to address the issues of the person and the planet aimed at sustainable development. Purposes and objectives evident in the 2030 agenda. The world of art must express the culture of its time, be the bearer of messages and ideas. In our very complex actuality, art is research, the artist’s point of view that absorbs the surrounding reality, digests it and filters it.

The artist perceives with his own sensitivity the various surrounding signals, at times he is able to anticipate and / or promote new ideas, interpreting themthrough his own creative gesture, whatever it is. Art wants and must communicate with society and certainly must propose ideas, also addressing politics through its own language.

Your art creates openings, passages, mutant identities and there is an allusion to the past. What role does it play?

Yes, my art wants to explore and search for new spaces and new worlds, but at the same time it also wants to be introspective, investigate and reflect my experience.

Stratifications of moments and experiences that create and reflect the present. The past coexists with today and they are one; we are the fruit of our experiences and events. The lived experience preserves the experience in the memory and in the conscience, it leaves the marks in the body and in the mind, marks, wounds, lacerations to heal and mend or simply to leave open, becoming scars that identify us.

My art opens to the other, to the elsewhere and beyond, testimony of lived experiences, the search for new visions and new concrete but also intimate, personal and spiritual spatial boundaries.