Franco Donaggio

Franco Donaggio è uno dei fotografi italiani professionisti e graphic designer più apprezzati. Tralascerò di parlare della sua biografia. Qui vorrei inseguire e raccontare solo le emozioni che dalle sue opere si librano nell’aria e avvolgono i nostri sensi. Come farfalle variopinte che volteggiano in armonia su un cielo impressionista.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Le sue foto tracciano profonde emozioni colme di significante estetico di rara bellezza. Ci si avvicina e talvolta si penetra il significato in un’armonia di forme da sospendere i nostri pensieri e rigenerarli “altri”. Si plasmano le vecchie sovrastrutture e si scava annullando i silenzi e privilegiando il decantare dell’anima avvolta nella contemplazione.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Le foto sulla silente laguna di Venezia, in cui la riflessa immobilità apparente trasmette un senso di quiete evidenziano quasi una necessità di ritrovarsi e fermarsi per sentire e dare valore al vero scorrer del tempo, evaso dalla scena. La Natura protagonista coinvolge con una tale forza emotiva da dimenticare il nostro esistere. Si recupera l’io più profondo, scevro da limiti, si assapora il momento per rigenerarsi nella consapevolezza di vivere quel preciso istante ritratto.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Sembra questa la strada che l’artista propone come ri-scoperta. Non lontano dai suggerimenti del filosofo Bertrand Russel, invita gli uomini ad inseguire e contemplare i ritmi della natura, senza corse affannate, ma privilegiando silenzio e tranquillità. È un ritrovare il proprio sé  allontanando le inquietudini del presente.

Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

In altre sue opere,  nelle quali utilizza con maestria e delicatezza il foto ritocco, ritrae pavimenti irregolari di città dell’es dove avanzano sagome di uomini in miniatura. Quasi invisibili in un lento procedere. Percepiscono l'”infinitudine” del tempo ma il loro limite non permette di coglierlo nella totalità.

Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

Soli, parti infinitesime di mondi quasi privi di  confini. Esseri alla deriva che vagano inseguendo l’ignoto dei loro pensieri. Il movimento in potenza può dar sostanza all’azione. Si enfatizza e si scolpisce la superficie che sembra riflettere un oltre. In alcune foto vi è la presenza di un fascio di luce che avvolge l’uomo. Sembra propagarsi dal cielo. Il soprannaturale è presente, vigila ed  interferisce sull’agire anche quando ovunque c’è vuoto e desolazione.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

L’umanità è così subordinata ad un’azione estranea. Traspare un’intensa sofferenza interiore e struggimento malinconico. Non solo rappresentazioni del reale filtrate da occhi poetici ma vortici abissali in cui l’anima cade, volteggiando e sfiorando pareti  alla ricerca di risposte-finestre sull’esistere. Il lirismo poetico che traspare dalle opere di Franco Donaggio conduce la mia mente a varie riflessioni. L’individualismo ha creato baratri umani impedendo la salvaguardia di una giusta e consapevole società civile. I diritti acquisiti  quotidianamente vengono modificati disintegrando volontà  di chi li aveva sostenuti e definiti. L’uomo ha perso i riferimenti, la strada dell’esistenza è sconnessa, con voragini improvvise. Tutto sembra avvolto da quel mistero e da quello straniamento radicato nell’arte e nella  letteratura  dei primi del 900 e che vede la pittura metafisica di Giorgio de Chirico e del fratello Alberto Savinio, portavoce di un  profondo disagio dell’uomo. Ma nelle opere di Donaggio è presente l’essere umano. Anche se avanza in solitudine è il vero protagonista delle opere. Dovrà ritrovare la forza partendo dal proprio se e coinvolgendo i suoi simili verso obbiettivi comuni che vedono la salvaguardia delle tradizioni e dei valori del passato, il recupero dell’individuo come persona, il rispetto per la vita per una rinascita socio-globale in armonia con l’ambiente.

Lycia Mele
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Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

Arthur Bishop do Rosário

Da piccola amavo collezionare oggetti che mi permettevano di creare disordine e di seguito riordinare, forse per avere consapevolezza del possesso di uno spazio. Mi ritrovavo a collezionare bambole, animali in peluche, biglie di vetro, scatole di latta, conchiglie… Da adulta, invece, la mia ossessione per il collezionismo si è palesata nel recuperare piccoli oggetti subordinati al tempo che traccia presenza e anima i ricordi: penne, libri, calamai, ferri da stiro, vetri, bottiglie di seltz. Spazio e tempo, insieme al colore e alla ricerca, inconsapevole, di una propria armonia interiore, che evidenzia la struttura di una propria poetica visiva , li ho ritrovati in un artista brasiliano: Arthur Bishop Do Rosario.

Installazione di A. B.  Do Rosario
Installazione di A. B. Do Rosario

Do Rosario era nato nel 1909. E per quel senso di invincibilità che lo legava alla vita, inseguiva i suoi sogni, i suoi desideri. Ma viveva il suo presente con una sorta di inquietudine, che si traduceva talvolta in una leggera inclinazione alla violenza.

Installazione di A. B. Do Rosario
Installazione di A. B. Do Rosario

Era stato imbarcato come marinaio e successivamente aveva trovato lavoro come impiegato. Quando all’improvviso la sua mente  perse il contatto con la realtà. Iniziò ad avere allucinazioni. Peregrinò nelle varie chiese della sua città, fino a quando giunse nel monastero di Saõ Bento dichiarando di esser il messia, che avrebbe giudicato i vivi e i morti . Dopo vari giorni di fuga, verrà condotto in una struttura per malati di mente, la Colonia Moreira, e internato con la diagnosi di schizofrenia paranoide. Rimarrà rinchiuso nel sottotetto per ben 50 anni.

Installazione di A.B. Do Rosario
Installazione di A.B. Do Rosario

50 lunghi anni. Una follia. Penso che per la nostra mente sia impossibile da razionalizzare un “limite” così esteso. La sensazione, solo nel pronunciare e associare l’idea di cinquant’anni, è devastante. Io annaspo e mi manca il respiro. Si può regredire nel tempo fino ad arrivare allo stato acquoso dentro il ventre materno, nella speranza di non dover rinascere. Come immaginare di vivere all’interno di una struttura, la cui vita viene scandita da severe leggi comportamentali che opprimono, soffocano le libertà di un essere umano? Cerco di razionalizzare, ma non riesco a focalizzare una vita, né quella vita.

Installazione di A.B.Do Rosario
Installazione di A.B.Do Rosario

Do Rosario invece è riuscito a vivere attingendo energia dal suo mondo parallelo. Ha mostrato di essere una persona intelligente con un’eccellente capacità di adattamento, di sintesi concettuale e di rielaborazione della sofferenza.
Voglio ricordare la sua genialità e sono felice che Massimiliano Gioni lo abbia inserito tra gli artisti brasiliani presenti alla Biennale 2013.

Installazione di A.B.Do Rosario
Installazione di A.B.Do Rosario

La sua opera, riflesso della sua vita, evidenzia alcuni contrasti molto forti.

Da una parte mentre si cercava di inibire azioni, proprio la sua infermità mentale gli permetteva di elaborare una struttura nella quale potervi adagiare i tasselli della sua creatività, della sua libertà, della sua arte. L’arte gli donava la vita e  creava il fine ultimo per la sua sopravvivenza. Il raccogliere oggetti, materiali di scarto, anche dai rifiuti, gli permetteva di toccare il reale, di aderire all’evolversi del tempo , quasi volesse fermarlo e colmarlo di significato con il suo agire.

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Il pensiero gli impegnava l’azione per esserci e sentire il vivere, altrimenti ci sarebbe stata la stasi, il non vivere, il suicidio.

Rivedo le sue collezioni di bottiglie raccolte dai rifiuti, le tele per le vele, ricordo dell’adolescenza in quanto  era stato marinaio, le bambole , gli oggetti per la casa, tutti disposti in un ordine ben preciso, maniacale, di possesso degli spazi con un preciso rigore estetico. Si percepisce quasi una necessità di ordine nella sua mente per ricollocare il suo sé distante dal reale. Inventariava per non disperdere il passato e per donargli un nuovo presente, il suo presente. E nello stesso istante offriva un significato al suo vivere al limite, da internato.

Installazione di A.B.Do Rosario
Installazione di A.B.Do Rosario

I paramenti vescovili realizzati per il suo ruolo immaginario esprimono la sua religiosità con sfumature teleologiche. Sono rifiniti con medaglie-bottoni, ricami, passamanerie, disposti con un ordine preciso, armonico. La scelta dei cromatismi allude alla vita, alla gioia, al trionfo, alla salvazione. Sono ricamate date, giorni in vista della fine o inizio della sua libertà? La sua missione di giudicare i vivi e i morti in un clima apocalittico forse si riferiva alla propria e altrui salvezza e redenzione dalla società consumistica che avrebbe vanificato gli oggetti, disperdendo la loro interezza e la loro anima.

Realizzato da A.B.do Rosario
Realizzato da A.B.do Rosario
Realizzato da A.B.Do Rosario
Realizzato da A.B.Do Rosario

La sua arte è manifestazione di gioia e appagamento. ll sentirsi impegnato al fine di recuperare materiale per i suoi assemblaggi creava aspettative che gli facevano superare il presente per proiettarlo verso un futuro imminente.

Realizzato da A. B. Do Rosario
Realizzato da A. B. Do Rosario

Il fine ultimo la realizzazione dell’opera che lo aiutava a sopra – vivere.

Anche nel caso di Do Rosario l’arte è terapeutica. Inoltre è  arte pura, priva di preconcetti, di sovrastrutture. Riflette l’evoluzione dei suoi pensieri. Sorprendentemente geniale che una persona all’interno di una struttura ben radicata e opprimente insegua le proprie inclinazioni e la vocazione alla libertà di pensiero : salvandosi.Questo è stato e sarà dentro il “tempo” Arthur Bishop Do Rosario.
Lycia Mele
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Opera di A.B. Do Rosario
Opera di A.B. Do Rosario

Roberto Meloni

Nel multietnico quartiere Marina di Cagliari, tra dedali in cui si respira l’anima della storia cittadina, si trova un importante riferimento per l’arte contemporanea in Sardegna: l’atelier ‘AntroArte’ dell’artista Roberto Meloni.
In questo spazio espositivo con annesso il laboratorio dell’artista, le opere pittoriche parlano un linguaggio emozionale intenso. Fughe, contemplazioni e ritorni, in cui la materia plasmata evoca sardità. Spazi incontaminati che definiscono limiti, come l’isola ed i suoi confini. I materiali eterogenei recuperati durante i viaggi dell’artista che evidenziano le terre naturali come le argille rosse, le sabbie grigie o color ocra; il caolino bianco che predispone il significante alla creatività ed infine trame di tessuto, la juta, per legare i colori alla sensibilità tattile e modulare corposità.

Opera di Roberto Meloni
Opera di Roberto Meloni
Ombre

Esule da scuole di pensiero sul Fare Arte, al pari di un demiurgo, miscela sapientemente i vari materiali con acrilici da creare consistenza in una materia che poi incide con spatole. Talvolta il colore è impreziosito da limature di metalli che esaltano le forme, lievemente accentuate, primitive per semplicità, ma poetiche per i rimandi evocativi che suscitano: prati, falesie, colline, soli, cieli di albe e tramonti, tessuti urbani. Una fusione sospesa d’incanti in Natura, concettualizzata nel percepire, da parte dell’artista, Essere Arte.

Opera di Roberto Meloni
Opera di Roberto Meloni
Skyliner I

Pur in assenza della categoria tempo, si avverte un movimento ‘alonato’ creato dall’ossessione di definire fessure-ferite o di suturarle. L’utilizzo delle spatole ricorda il lavoro certosino degli ebanisti quando danno forma ad intarsi, creando l’assenza dalla presenza. Qui le fessure si colmano o perdono colore, nell’impossibilità di trattenere un significato recondito si allude ad epifanie, nuove rinascite.

Opera di Roberto Meloni
Opera di Roberto Meloni
Ombre II

Una luminosità velata, chiaroscuri che incontrano la materia adornandola, i colori delicati mai violenti, armonizzati con punte di nero o marrone fanno presagire miraggi di vite. Quasi in uno struggimento malinconico, pur nella consapevolezza del suo divenire centro, definito e insostituibile, si tende verso l’esterno, verso una periferia: uno scarto ma alimento per nuovi equilibrismi.

Roberto Meloni esprime una delicata visione del consapevole divenire a cui lega emozioni che rigenerano, pur nella diversità di consuetudini.
È possibile visitare l’atelier dell’artista in via del Collegio n. 28 a Cagliari, previo appuntamento telefonico al numero 338 8442349.

Lycia Mele

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imageOpera di Roberto Meloni
Skyliner II

Morton Bartlett

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Vorrei parlare di un’artista, che sarà presente alla Biennale di Venezia 2013, Morton Bartlett. Un autodidatta che, utilizzando argilla rivestita con uno strato di gesso, scolpiva bambole, le dipingeva e vestiva. Aveva imparato a cucire e realizzava così i vestiti utilizzando vari tessuti. Inseriva le bambole in contesti quotidiani ne fotografava l’agire o la tensione all’agire. Dopo la sua morte sono state trovate 200 fotografie.

Morton B
Questa sua esigenza, forse, era determinata dalla solitudine provata durante l’infanzia. Orfano di padre e madre fu adottato da una famiglia. Ma trascorse gran parte della vita da solo e non volle mai sposarsi. La disperata ricerca di amore, di affetto e di condivisione, gli fecero creare 15 bambole, tre maschi e dodici femmine, che vennero scoperte dai suoi parenti dopo la sua morte avvenuta nel 1992 all’età di 89 anni.

Morton B
Scrutando in profondità queste fotografie, si può notare come alcune bambole, forse donne-bambine, sono fotografate in pose o atteggiamenti ambigui che disorientano, con abiti succinti e con la propensione ad alzarsi la gonna, quasi un richiamo erotico che stona con l’aspetto fisico di bambine ancorate a sogni e semplici fantasie, pervasi da candore ed ingenuità. I bambolotti, invece, sorridono ma in maniera forzata, caricaturale, quasi a dimostrare un vuoto che investiva l’animo da togliergli il sorriso. Era solo un ridere di sé stesso per il senso che traeva dal suo esistere, quasi una sfida alla vita.
Morton B
Morton con la sua “famiglia” riempiva così il vuoto che percepiva attorno a sé, divenuto materia per la sua arte. Egli trovava il giusto equilibrio che gli permetteva di apprezzare il vivere. Nella sua arte intesa da lui semplicemente come un “hobby” nascose i suoi disagi, nei quali però riuscì a trovare quella forza e tenacia che gli permisero di affrontare la vita. Ma la grande tragicità, che tracciò e si diffuse per rubarci l’anima, tra malinconia e commozione, era riposta nell’impossibilità di Morton Bartlett di comprendere il vero significato del vivere e l’importanza dell’uomo come essere sociale. Percepì che il punto focale del suo “hobby”, interagire con esseri inanimati, dandogli significati egocentrici, sarebbe dovuta esser la sua vita al fine di viverle accanto.

Lycia Mele

Morton B

Hilma af Klint

H af Klint

Le opere dell’artista svedese Hilma af Klint saranno esposte alla Biennale di Venezia 2013. Hilma è stata la madre dell’astrattismo “spirituale” dipingendo nelle sue tele l’energie invisibili presenti nel reale.

Influenzata dalle correnti esoteriche e filosofiche del periodo in cui visse, a cavallo tra 800 e 900, le rielaborò in una forma artistica originale. È risaputo come lei prima di morire dispose che le sue opere venissero esposte molti anni dopo la sua morte, consapevole che in quel preciso momento storico, in cui prevaleva il Naturalismo, non sarebbero state capite.

Caratteristica delle sue opere è una costante ricerca del divino con un’ascesi o cammino di purificazione che sovverte il reale per inseguire armonia – conoscenza.

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La figura geometrica che prevale è il cerchio indice di perfezione. Pura conoscenza a cui si tende dopo irte salite di purificazione per acquisire consapevolezza dell’invisibile sé.

Il cerchio predispone una tesi, antitesi e sintesi. Tutto tende alla sintesi non prima di aver superato passi intermedi.

L’armonia presente sembra definire la sua parzialità, che è pur sempre armonia perché non può prescindere dalla sua assenza. Si evidenzia quasi una compenetrazione e si definiscono i loro significati riflettendosi l’un l’altra.

In questo quadro è ben evidenziata l’evoluzione al raggiungimento dell’armonia che potrebbe definirsi conoscenza, consapevolezza ma anche sospiro – felicità.

I colori caldi emanano energia che investe il nostro sguardo e pur essendo fisso nell’atto del contemplare percepisce il movimento. Tutto volge verso l’alto, verso il grande cerchio che contiene tutti i colori dell’evolversi quali esperienze che diventano significato.

La realizzazione del sé avviene per piccoli passi, solo noi possiamo esser gli autori e predisporre come definire il nostro cammino.

Forse non possiamo prescindere dalle “tesi” intermedie, necessarie per acquisire le giuste conoscenze?

Simile ad una struttura posta alla base del nostro vivere, ci fa sentire la vita e ne definisce il senso anche quando apparentemente sembra non esserci.

Lycia Mele

© Riproduzione riservata

H af Klint