Rifiuto tossico

Limita
l’agire

il desiderio

rifiuto
tossico

del perdersi

Tuona

il reale

tra strali
di folgori

che accecano

volontà

Francesca Woodman
Foto di Francesca Woodman

Greta Buysse

Greta Buysse

Greta Buysse è una fotografa belga. Nei suoi scatti predilige il bianco-nero quasi ad evidenziare, con il chiaro scuro creato, nuove plasticità che rievocano passati e ricordano le sculture del Canova o del grande Rodin.

La donna è il soggetto preferito, inserito in un contesto dove il tempo trasuda anima d’istanti e si percepisce nel contrasto tra gli interni e la bellezza dei corpi femminili ritratti. Queste immagini ammaliano e stupiscono. La compostezza e l’armonia fanno trasparire una bellezza ancora più definita pur risaltando tra oggetti vissuti, muri con crepe talvolta scrostati.

Greta Buysse

Questa foto mi ha ricordato Klimt, una sua rivisitazione di chiaro gusto Liberty. La donna distesa si abbandona alla natura, sembra tendere ad una fusione, adagiata al centro sopra la roccia pronta al sacrificio ma anche alla salvazione della stessa. L’acqua del lago ha una doppia valenza oltre a fecondare e donare la vita, rigenera in una dimensione catartica, purificatrice.
La divinità dell’acqua ed i suoi poteri taumaturgici e di purificazione erano esistenti nelle culture apotropaiche del bacino del mediterraneo.

Greta Buysse In alcune donne fotografate dall’artista intravvedo l’elemento divino. Altre invece, trasudano l’essenza di Eros, quasi in un richiamo che sconvolge i sensi, si nutrono d’oscurità per donare nuove vite.

Lycia Mele

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Bere radici

Francesca Woodman R

anelava
a dissetarsi
con l’azzurro
cielo

bere
radici
e recidendo
il sole

fluttuare

libera

per ritrovare
l’estranea
tra oggetti
mal riposti

ostacolo
di scelte
che foravano
l’anima

Fissità | Divincolarsi dal pensiero

Madre Mediterranea 2001

Fissità

Rinchiudo la mente
Tra mura estranee
Sottraendomi al tempo
Reo di espropri

Solo il vento
Potrà suggellare
Istanti creativi
Tra salti di gabbiani
Nei nidi dipinti

Il nido opacizza
Dinanzi
Al brivido di vita
Aliena radice
Per esseri infermi
Le cui frane colorate
Sepolgono ossa
Carcasse di strutture
Resistite al tempo

Divoro sconvolta
Rifiutando il movimento

Assurgo la morte
A passaggio obbligato

 

Lycia Mele

© Riproduzione riservata

 


 

XOpera di Edmondo Bacci

 

Il fare

incatena
la possibilità

di esserci

Divincolarsi
dal pensiero
che rende
instabile
l’istante

rende
muti

Carcerati
tra parole

dissonanti

Lycia Mele

© Riproduzione riservata


 

 

Hilma af Klint

H af Klint

Le opere dell’artista svedese Hilma af Klint saranno esposte alla Biennale di Venezia 2013. Hilma è stata la madre dell’astrattismo “spirituale” dipingendo nelle sue tele l’energie invisibili presenti nel reale.

Influenzata dalle correnti esoteriche e filosofiche del periodo in cui visse, a cavallo tra 800 e 900, le rielaborò in una forma artistica originale. È risaputo come lei prima di morire dispose che le sue opere venissero esposte molti anni dopo la sua morte, consapevole che in quel preciso momento storico, in cui prevaleva il Naturalismo, non sarebbero state capite.

Caratteristica delle sue opere è una costante ricerca del divino con un’ascesi o cammino di purificazione che sovverte il reale per inseguire armonia – conoscenza.

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La figura geometrica che prevale è il cerchio indice di perfezione. Pura conoscenza a cui si tende dopo irte salite di purificazione per acquisire consapevolezza dell’invisibile sé.

Il cerchio predispone una tesi, antitesi e sintesi. Tutto tende alla sintesi non prima di aver superato passi intermedi.

L’armonia presente sembra definire la sua parzialità, che è pur sempre armonia perché non può prescindere dalla sua assenza. Si evidenzia quasi una compenetrazione e si definiscono i loro significati riflettendosi l’un l’altra.

In questo quadro è ben evidenziata l’evoluzione al raggiungimento dell’armonia che potrebbe definirsi conoscenza, consapevolezza ma anche sospiro – felicità.

I colori caldi emanano energia che investe il nostro sguardo e pur essendo fisso nell’atto del contemplare percepisce il movimento. Tutto volge verso l’alto, verso il grande cerchio che contiene tutti i colori dell’evolversi quali esperienze che diventano significato.

La realizzazione del sé avviene per piccoli passi, solo noi possiamo esser gli autori e predisporre come definire il nostro cammino.

Forse non possiamo prescindere dalle “tesi” intermedie, necessarie per acquisire le giuste conoscenze?

Simile ad una struttura posta alla base del nostro vivere, ci fa sentire la vita e ne definisce il senso anche quando apparentemente sembra non esserci.

Lycia Mele

© Riproduzione riservata

H af Klint

Roberto Serri

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In quest’opera di Roberto Serri, in una fotografia di Roberto Gorini, assistiamo ad una rivisitazione dell’urlo di Munch. Ma qui la sardità predomina sull’espressionismo del pittore.

Il numero quattro presente, oltre ad esser il numero delle voci a tenores ricorda i mori raffigurati nella bandiera sarda.

I colori riflettono la terra, il mare, le valli ed il cielo della Sardegna. La forza espressiva nei volti, accentuata dalle pieghe fisionomiche, marcate e ben definite, ripercorrendo la tradizione delle maschere in legno barbaricine, da risalto all’urlo imploso, elemento di distacco dalla tradizione, divenuto afono per il profondo sentire la sofferenza nell’impossibilità di una nuova rinascita.

Sembrano volti statici, immobili e sospesi. In assenza del fattore tempo vivono il passato dentro il presente. Solo i colori palesano un velo di speranza. Bisogna ricominciare a credere.

Lycia Mele

© Riproduzione riservata