Nuove acquisizioni del Museo MAN | Le opere di Francesca Devoto

Olbia, 30 Maggio 2019  – “Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo altrimenti non sarà laudabile”. Con queste parole di Leonardo da Vinci, tratte dal celebre  “Trattato di Pittura“,  vogliamo ricordare una pittrice sarda, conosciuta per i suoi intensi ritratti, Francesca Devoto (Nuoro 1912 – 1989), che ben aveva assimilato la lezione leonardesca e di cui otto opere saranno acquisite dal Museo Man di Nuoro, grazie  donazione da parte degli eredi.

E8E89EF2-352D-4035-B59E-6510675D1138Francesca Devoto, Autoritratto dell’artista, 1936 ©Nelly Dietzel

Queste tele si aggiungono alle opere già presenti dell’artista nella Collezione Permanente del museo.

Donazione

La cerimonia ufficiale di donazione, con gli interventi del presidente Tonino Rocca e il direttore del MAN  Luigi Fassi,  si svolgerà domani sabato 1 Giugno alle ore 10.00 e vedrà un percorso espositivo visitabile fino a domenica 9 Giugno. 

Sono opere con velati riferimenti ottocenteschi o echi post-impressionisti. In alcune s’intravvedono delicate affinità a rese pittoriche di Paul Cézanne, – padre dell’arte moderna, – del periodo precedente a quello sintetico e disgregativo dell’immagine.

L’artista sarda mette in luce la sua ricerca di concretezza formale:  la cura attenta della figura resa da equilibrati giochi di colore e luce che conferiscono atemporalità alle sue opere.

L’artista

Francesca Devoto nasce a Nuoro nel 1912. Dopo le scuole elementari continua i suoi studi  in un Collegio di Firenze e,  nel capoluogo toscano, frequenta la prestigiosa scuola d’arte, allora molto conosciuta, di Filadelfo Simi  (1849 – 1923) e di sua figlia Nerina.

Nello studio si respirava un’aria internazionale: Filadelfo Simi era stato a Parigi, la più importante capitale d’arte del tempo, dove aveva acquisito, filtrandole con il suo talento, diverse esperienze artistiche. Inoltre, nel suo viaggio di “apprendistato”, si era spinto fin nella Spagna perché attratto dalla pittura e architettura ispano–moresca.

A Parigi, nella seconda metà dell”800, era visibile una sorta di rinnovata vitalità artistica con la presenza di numerosi Ateliers.  Simi,  pittore d’impostazione classica, ebbe contatti con gli artisti del realismo paesaggistico della Scuola di Barbizon e con pittori italiani residenti a Parigi, come Giuseppe De Nittis.  Mentre, in Italia, Firenze era considerata punto di riferimento e di ricerca per l’arte, e molte ragazze americane,  sceglievano la Scuola d’Arte di Filadelfo e Nerina, per imparare disegno e tecnica pittorica.

La descrizione dell’ambiente artistico si mostra necessaria per capire le influenze, il respiro europeo e la conseguente originalità del linguaggio artistico di Francesca Devoto, che  fin da subito mostra una sua precisa  identità lontana dagli esiti stilistici dei pittori sardi più vicini ad indagini di carattere etnografico e linguaggi espressivi  più classici.

4DBE06E9-49A8-4983-ABEF-C7B915180808Francesca Devoto, Adolescente di profilo, 1938 ©Nelly Dietze

Francesca ama dipingere ritratti, un po’ come cogliere pensieri sospesi o meglio, moti d’animo, se consideriamo il volto come riflesso o specchio di emozioni o  “âme du corp” – così definito da Denis Diderot, – anima del corpo da cui traspare l’atto del pensare.

Ma non realizza solo ritratti, la sua indagine volge verso altri generi: nature morte, marine, paesaggi e interni.

Per immergerci e comprendere il suo linguaggio espressivo sarebbe bene fare una premessa: dopo l’avvento della fotografia, più attenta alla realtà come appare, l’orientamento di alcuni linguaggi artistici converge verso sfumature più soggettive: verso il sentire la realtà, verso l’emozione che lascia segni nell’anima. Perciò la resa dell’opera verterà sul modulare e dosare luce e colore.

Francesca ama questi due elementi che tesse con una raffinata eleganza e armonia cromatica, al fine di creare equilibrismi tra forme, figure, spazi, e giochi chiaroscurali resi dal colore steso con pennellate piccole e piatte.

93147BFB-B901-4947-AFD4-00B7D3B3DD4DFrancesca Devoto, Tina nello studio di via Cavour,1936 – Courtesy of Museo MAN

Mostra indagini pittoriche legate alla semplicità con l’utilizzo di geometrie essenziali, palette dai colori sfumati mai puri, con ricerche tonali che illuminano particolari.

Le opere non alludono a fughe metaforiche,  solitudini e alienazioni, come nella pittura di Edvard Hopper, – celebre per i suoi interni da me definiti icone dello spirito, – ma a “ricerche” di un bene-stare tra i luoghi che più ama.

Ciò infonde nel fruitore sensazioni volte al silenzio, pacatezza, serenità. Il senso del vivere si racchiude nella quotidianità di azioni in cui il pensiero è artefice dell’esistere come nella lettura di un libro, suonare il pianoforte o contemplare il panorama dalla finestra del proprio studio.

Nell’opera “Tina nello studio di via Cavour” – già presente nella Collezione Permanente del MAN – vi è una leggera geometrizzazione degli spazi, strutture  minimaliste che sembrano arredi nordici.  Ogni spazio è soggetto ad un equilibrio armonico che riflette un forte gusto estetico: i  vasettini di fiori sul mobile in ordine crescente, la diagonale disposta su la sedia a sinistra, la poltrona e il tavolino che si congiunge con la linea dei mobili a destra del dipinto. Un punto focale doppio. Infatti, oltre alla figura centrale della lettrice, sembra che si debba considerare un altro punto:  il tavolino tondo con sopra il vaso dei fiori.  Un implicito significato: acquisire saggezza dalla lettura di un libro può essere visto come cogliere un fiore nel fluire della vita. Un rinverdire l’anima.

Il ritratto “Adolescente di profilo”  ci conduce a certa ritrattistica rinascimentale perciò classicheggiante come posizione, ma non come linguaggio pittorico. Le stesure del colore, con sfumature chiaroscurali, conferiscono armonia ed unità al ritratto. Anche in quest’opera tutto è sapientemente equilibrato, perfino il colletto della camiciola sembra  riflettere l’attaccatura dei capelli.

Nel suo grazioso “Autoritratto” in cui mostra fierezza e gioia, si può notare come il mento richiami l’angolo del colletto e a sua volta il braccio del piccolo cavalletto, il busto parallelo alla tela, tutti elementi orchestrati nello spazio che diviene depositario di verità in quanto raffigura Francesca come artista. Il taglio fotografico e le pennellate a chiazze o macchie evocano certa pittura post impressionista e forse la tecnica espressiva dei macchiaioli.

Nei quadri di Francesca Devoto ogni cosa è illuminata, ha una sua giusta collocazione, secondo un rigore simmetrico fatto di giuste prospettive e  proporzioni.

Un’artista “solitaria” ma eccelsa. Una delle prime artiste sarde ad esporre in una solo-exhibition a Cagliari  nella Galleria Palladino a soli 24 anni. Presente in tanti eventi artistici  tra cui la VI Quadriennale di Roma del 1951-52.

Una voce che è riuscita a farsi apprezzare non solo dai suoi colleghi sardi, restii ad accogliere una donna nel loro cenacolo, ma anche dalla critica che ha sempre manifestato entusiasmo e apprezzamento per il suo linguaggio espressivo.

Il Museo MAN

Il Museo MAN, dopo l’acquisizione dell’opera “Sardegna” di François-Xavier Gbré nel febbraio 2019, con questa preziosa donazione delle opere di Francesca Devoto,   continua la sua  crescita  esponenziale ponendosi  depositario e referente di memoria storico-artistica: un patrimonio culturale tra i più significativi e prestigiosi della Sardegna.

©lyciameleligios

(pubblicato su Olbia.it)

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English Version

New acquisitions of the MAN Museum: The works of Francesca Devoto 

“You will make the figures in this act, which is enough to demonstrate what the figure has in the soul otherwise will not be laudable”.  With these words of Leonardo da Vinci, taken from the famous “Treatise on Painting”, we want to remember a Sardinian painter, known for her intense portraits, Francesca Devoto (Nuoro 1912 1989), who had well assimilated Leonardo’s lesson and of which eight works  will be acquired by the Man Museum of Nuoro, thanks to donation by the heirs.

These canvases are added to the works already present in the museum’s permanent collection.  

Donation 

The official donation ceremony, – with the interventions of the president Tonino Rocca and Luigi Fassi, director of MAN, – will take place tomorrow Saturday 1st June at 10.00 am and will see exhibition hours and a tour that can be visited until Sunday 9 June.  

They are works with veiled nineteenth-century references to post-impressionist echoes.  In some we can glimpse delicate affinities to the pictorial renders of Paul Cézanne, – father of modern art, – of the period preceding the synthetic and disintegrating image.  

The Sardinian artist highlights his search for formal concreteness: the careful care of the figure made by balanced plays of color and light that give timelessness to his works.  

The artist 

Francesca Devoto was born in Nuoro in 1912. After elementary school she continued her studies in a college in Florence and, in the Tuscan capital, she attended the prestigious art school –  then very well known – of Filadelfo Simi (1849 – 1923)  and his daughter Nerina.  

In the studio there was an international scope: Filadelfo Simi had been to Paris, the most important art capital of the time, where he acquired various artistic experiences, filtering them with his talent. Moreover, in his “apprenticeship” journey, he went as far as Spain because he was attracted by Hispano-Moorish painting and architecture.  

In Paris, in the second half of the 19th century, a sort of renewed artistic vitality was visible with the presence of numerous Ateliers. Simi, a painter with a classical setting,  had contacts with the landscape realism artists of the Barbizon School and with resident Italian painters  in Paris, like Giuseppe De Nittis.

In Italy, Florence was considered a point of reference and research for art, and many American girls chose the Filadelfo and Nerina School of Art to learn drawing and painting technique.  

The description of the artistic environment is necessary to understand the influences, the European breath and the consequent originality of the artistic language of Francesca Devoto, who immediately shows her precise identity far from the stylistic results of Sardinian painters closest to investigations of character  ethnographic and more classical expressive languages.

Francesca loves to paint portraits, a bit like capturing suspended thoughts or rather, moods, if we consider the face as a mirror, reflection of emotions or ”  âme du corp “- so defined by Denis Diderot, –  soul of the body from which the act of thinking shines through.  But she doesn’t just make portraits, her investigation of her turns to other genres: still lifes, seascapes, landscapes and interiors.  

To immerse ourselves and understand his expressive language, it would be good to make a premise: after the advent of photography, the orientation of some artistic languages ​​as it appears more attentive to reality converges towards more subjective nuances: towards feeling reality, towards the  emotion that leaves marks in the soul.  

Therefore the rendering of the work will focus on modulating and dosing light and color.  Francesca loves these two elements that she weaves with refined elegance and chromatic harmony, in order to create equilibrium between shapes, figures, spaces, and chiaroscuro effects rendered by the color spread with small and flat brushstrokes.

She shows pictorial investigations linked to simplicity with the use of essential geometries, palettes with never pure shaded colors, with tonal researches that illuminate details.  

The works do not allude to metaphorical escapes, loneliness and alienation, as in the painting of Edvard Hopper, – famous for his interiors defined by me as icons of the spirit, – but to “searches” for a well-being among the places she loves most.  

This instills in the user sensations aimed at silence, calmness, serenity. The sense of living is enclosed in the everyday life of actions in which thought is the creator of existence as in reading a book, playing the piano or contemplating the panorama from the window of one’s study.  

In the work “Tina in the studio in via Cavour” already present in the Permanent Collection of the MAN – there is a slight geometricization of the spaces, minimalist structures that look like Nordic furnishings.  Each space is subject to a harmonious balance that reflects a strong aesthetic taste: the vases of flowers on the cabinet in ascending order, the diagonal placed on the chair on the left, the armchair and the table that joins the line of furniture on the right of the  painting.  A double focal point.  In fact, in addition to the central figure of the reader, it seems that another point must be considered: the round table with the vase of flowers on it.  An implicit meaning: gaining wisdom from reading a book can be seen as picking a flower in the flow of life.  A greening of the soul.  

The portrait “Teenager in profile” leads us to a certain Renaissance portraiture therefore classical as a position, but not as a pictorial language chiaroscuro, give harmony and unity to the portrait. Also in this work everything is wisely balanced, even the collar of the shirt seems to reflect the hairline,  chin recalls the corner of the collar and in turn the arm of the small easel, the bust parallel to the canvas, all elements orchestrated in the space that becomes the repository of truth as it depicts Francesca as an artist, post impressionist painting and perhaps the expressive technique of the Macchiaioli. 

In Francesca Devoto’s paintings everything is illuminated, according to a symmetrical rigor made up of correct perspectives and proportions.  She is an independent but excellent artist.  She is one of the first Sardinian artists to exhibit in a solo-exhibition in Cagliari in the Palladino Gallery at the age of 24. 

She wsa present in many artistic events including the VI Rome Quadrennial of 1951-52.  A voice that has managed to be appreciated not only by her Sardinian colleagues, who are reluctant to welcome a woman into their cenacle, but also by the critics who have always expressed enthusiasm and appreciation for her expressive language.  

The MAN Museum 

The MAN Museum, after the acquisition of the work “Sardegna” by François-Xavier Gbré in February 2019, with this precious donation of the works of Francesca Devoto, continues its exponential growth by placing itself as the depositary and referent of historical memory –  artistic heritage: one of the most significant and prestigious cultural heritage in Sardinia. 

© lyciameleligios