Fatma Bukač

Non mi fusi mai con nessuno

Mai respirai così tranquillamente

Schwarz

L’opera di Fatma Bukač riflette un’immagine fluida tesa a cristallizzarsi in un luogo estraneo a contaminazioni. In questo non-luogo sembra attendersi una Ri-Composizione del Silenzio che reso sordo dal dolore, riaffiora per ricomporsi sulle tracce “dell’essere”.

Le fotografie, le installazioni e i video trasudano sofferenza e desiderio di riscatto. Si ricercano origini per definire identità o ruoli nell’essere tempo. Dove l’assenza scruta l’umano sul limite del proprio baratro.

Fatma Bukac Untitled-III- Allegorie della colpevolezza passato
Fatma Bukač
Untitled-III-
Allegoria della colpevolezza-passato

Fatma Bukač di etnia curda, nasce nel 1982 in un piccolo paese turco, Iskenderun, ai confini con la Siria. Il padre era un’insegnante comunista che fu fatto prigioniero politico durante la guerra turco-siriana. L’assenza della figura paterna durante l’infanzia; la guerra in cui venne distrutto il suo villaggio; l’essere donna in una società per tradizione patrilineare, subordinata alla “protezione” di un uomo:  saranno elementi che Fatma rielaborerà e approfondirà nelle sue opere. Influenzeranno il suo linguaggio espressivo che diverrà interprete di conoscenze per predisporsi depositario di memoria.

Le sue opere struggenti graffiano l’anima. Non conoscono oblio. Sono assolute. Colmano vuoti che si rifrangono in un presente limite, incompleto. Tante le evocazioni e i rimandi. Si percepisce l’urlo di ciò che non è più, ma che potrà essere ricolmato. Ridefinito. Ridisegnato. Si aderirà al presente frantumando il ricordo per poter sopravvivere. Si conserveranno i resti. Si “penetrerà” nei restanti silenzi rubati alla Storia. Per accettare una diversità che non è mai “esistita” se non nell’essere tempo Storia che sfuma dettagli.

Fatma Bukač Latibulum
Fatma Bukač
Latibulum

Quando vidi le opere di Fatma Bukač sentii i “respiri” di Francesca Woodman. Ritrovai la stessa intensità e forza espressiva.  Là il preludio di una fine nell’espiazione. Qui tensione-potenzialità futura. Forse speranza che sopravvive ad un dolore-vertigine.   Ci si proietta in un futuro diverso, altro, di raccordo con il passato che partendo dal presente semina il domani.

Qualcosa dovrà definirsi, prender forma, divenire realtà. Anche se tutto sembra sospeso, estraneo al tempo diviene un non-luogo ascritto al mito. Focalizzato nell’atto delle poche azioni esistenti. Sembra un agire “contratto”. Lascia spazio ai pensieri. Liberi di correre negli interstizi di un reale muto. Sfiancato.

Fatma Bukač
Fatma Bukač

Tracce evase dai limiti della Storia raccontano l’immobilità agghiacciante di ciò che resta, privo di identità, di struttura, di codici. Ma l’agire crea luminosità. Apre squarci di desideri. Unisce. Appaga. È ritrovar-si nella germinazione del sé.

L’inseminazione dell’adesso su brandelli di un passato raso al suolo denuncia una presa di coscienza dell’io che mutilato ricerca equilibri nel far confluire il presente su  “tabulae rasae” verso la scoperta di un nuovo “genere” d’identità. Una forma che ricuce la parte mancante con l’assenza.

Fatma Bukač – Untitled IV (Allegoria della colpevolezza – passato)
Fatma Bukač – Untitled IV (Allegoria della colpevolezza – passato)

I paesaggi sembrano esser sospesi. Ma l’anima non ha abbandonato i luoghi. Manifesta il desiderio di ricostruire. Desidera essere parte fondante e seme di rinascita.

La figura nuda, avvolta nel cellophane, all’interno della casa bombardata è l’elemento fondante, quasi un demiurgo del fieri. Si  fecondano i luoghi per poterli “acquisire” nella propria interiorità. Si assimilano le origini nella consapevolezza di ciò che è stato.

Rimasi molto sorpresa quando in un intervista l’artista disse che le sue installazioni non erano di denuncia contro il governo turco. Il suo desiderio era quello di raccontare  il presente, manifestando ciò che le premeva definire: la sua Anima, l’identità,l’origine.

Forse una ricerca escatologica per unire lembi di lacerazioni e accettare la diversità pur nella tras-formazione.

Fatma Bukač  installazione Omne Vivum Ex Ovo
Fatma Bukač
installazione Omne Vivum Ex Ovo

Si vuole “inseminare” ciò che è divenuto non-luogo modificato da un evento la guerra, che voleva cancellare. Ecco una figura femminile che depone delle uova dentro i mattoni, resti dei bombardamenti.

Rinascere sarà consequenziale alla presa di coscienza di ciò che non è più e definisce le origini. Solo successivamente si edificherà un nuovo esistere. Le voragini devono esser colmate. Si devono creare ponti solidi per poter inseguire il futuro.

Fatma Bukač con le sue rappresentazioni diverrà un’importante fulcro di trasmissione del sapere. Come un vento impetuoso scuoterà coscienze.

Fatma Bukač  Ego et Lanx Nigra
Fatma Bukač
Ego et Lanx Nigra

“In questa prospettiva l’identità viene quindi considerata come un processo continuo di identificazione, dove le definizioni sono variabili: l’identità non è più qualcosa che proviene dalle appartenenze, o non solo, ma anche un processo legato alle autonome capacità di individuazione, sempre più richieste dalla società complessa che esige individui autonomi, che funzionino come terminali culturali”

Parole del Meucci che attestano come la consapevolezza di Fatma Bukač nel documentare le sue origini, la condurrà a porsi autentica mediatrice culturale.

Carlo Sgorlon sottolinea come non sia possibile rompere con il nostro passato perchè “rappresenta la tradizione, la continuità, la direzione, lo sfondo necessario della nostra esistenza….Sarebbe come rinunciare alla nostra memoria collettiva e quindi a una parte essenziale di noi stessi. Come sciogliere i cavi che ci legano alla Terra, per vagare senza meta nello spazio, al modo di una mongolfiera disancorata”.

Fatma Bukač Malum in se
Fatma Bukač
Malum in se

L’opera di Fatma Bukač è di notevole rilievo per le sue ricerche sulla costruzione identitaria. Pur presentandosi con un linguaggio espressivo intenso, a volte cruento, ha documentato un passato di continuità cercando di saldare nel presente l’origine e l’evoluzione della consapevolezza dell’essere uomo contemporaneo.

Non potremo vivere il presente senza recuperare o “riconciliarci” con il nostro passato, radice preziosa della nostra anima. Saremo alberi senza più radici, privi di domani.

Lycia Mele
© Riproduzione riservata

Approfondimenti
Le fotografie presenti appartangono alla serie Melancholia I, 2008
http://www.albertopeola.com/it/artisti/13-bucak-fatma.html
http://neuramagazine.com/le-identita-possibili-di-fatma-bucak/

Francesca Woodman
http://www.heenan.net/woodman/

L’Onda #pernondimenticare 19.11.2013

L’onda
Improvvisa
Racchiuse
Il pensiero
Nell’agire

Un impietoso
Mietere

Spighe
Di grano

Lycia Mele
© Riproduzione riservata

Fotografia di Pietro Pala (I tubi delle idrovore che aspiravano l'acqua dalle case)
Fotografia di Pietro Pala
(I tubi delle idrovore che aspiravano l’acqua dalle case)

Evocazioni di Franco Donaggio

“I ragazzi geniali hanno sempre fatto cose strane”. Queste parole di Alda Merini ben definiscono la creatività priva di confini che riscopro nelle immagini di Franco Donaggio.

Il suo ultimo Quaderno s’intitola “Gli spazi di Morfeo” dal nome del personaggio mitologico, dio del sogno. Luogo in cui, secondo la leggenda,   appare con sembianze umane.

Ma i sogni evocati dalle immagini di Franco Donaggio abbondano di simbolizzazioni dove traspare l’esigenza di dar “voce espressiva” ad un immaginario riflesso nel reale.

Franco Donaggio Riavvio 2013
Franco Donaggio
Riavvio 2013

All’origine del nome Morfeo, dal greco μορϕή “forma” o figura, associo il desiderio di ri-definizione della figura/corpo della donna, protagonista assoluta delle immagini.

Esulando da concettualizzazioni meramente estetiche, il progetto molto ambizioso desidera ripercorrere simbologie legate all’eterno femminino e riscattare quel corpo, dono di Natura, oggi sempre più violato, vituperato, intriso di significati di colpevolezza.

La figura/corpo appare centrale nello spazio con un “agire” dal significato metafisico. Sembra “significare” il reale nel suo palesarsi corpo armoniosamente perfetto.

Franco Donaggio Salita al Crepuscolo 2012
Franco Donaggio
Salita al Crepuscolo 2012

Ma i giochi intellettuali dell’artista ci inducono a varcare la soglia del pensiero, alla ricerca di nuove catarsi, che evidenziano valori racchiusi in valenze polisemiche. Ed ecco apparire il corpo che “significa” l’agire della donna in colei che genera, crea, combatte, ispira, salva e redime.

Donaggio predilige giochi chiaroscurali della scala cromatica dei grigi e sembra teso verso sintesi intellettuali che ci conducono a guardare l’oltre. E utilizzerà il proprio linguaggio espressivo di dimensione onirica per ri-definire significati antropologici.

Nei bellissimi corpi si concettualizza l’agire talvolta scandito dal tempo. Un’agire da cui si possono percepire sofferenze, vicissitudini ai margini, riscatti di vita, in cui la fatica di esistere determina solitudini di “non- ritorno”.

Franco Donaggio Adamo ed Eva 2013
Franco Donaggio
Adamo ed Eva 2013

Come quel corpo privo di testa, accanto ad un’altra donna, ci conduce ad una dolorosa mancanza. Si è persa la consapevolezza dell’essere donna diversa dall’uomo eppur simile. La donna corpo, universo fragile incompreso, schernito, deriso presente nell’immaginario collettivo, desidera riscatto. Al pari di una rete vischiosa da cui vuole liberarsi. Ma più si muove e più viene avvolta.

Donaggio dispone di nuovi contenuti l’essere donna. Sfiora il corpo scultoreo talvolta etereo ma ne avvolge la sua anima. Donna ingegno, mente, sogno di un reale che alla deriva insegue il tempo e lo definisce. Le immagini sono apologetiche: si celebra la donna nella fusione di significato-significante, mente-corpo.

Franco Donaggio La nave 2013
Franco Donaggio
La nave 2013

Il sodalizio tra mente-corpo lo rivedo nella Nave, in cui sono presenti cedimenti strutturali. È la tempesta della quotidianità che stordisce per intensità e inibisce forze. Ma la donna ritratta, dimostra che pur nell’avversità, non abbandona il luogo di comando. Determinata e saggia affronta imprevisti con intuizione e tempestività.

Nell’antica Grecia ricorre la figura della donna-guerriera, l’amazzone, in piccole società gestite esclusivamente da donne. L’uomo era relegato ad assolvere i compiti femminili. Curava la casa e si occupava dei figli.

Lisia (440 a.C.) ci racconta che erano donne bellissime, molto coraggiose e valorose. E dava significato al loro essere donna il modo in cui affrontavano i pericoli e non il loro splendido corpo.

Dalle immagini sembra che si desideri enfatizzare la dignità della donna che è anche corpo. Dignità che essendo identica a quella dell’uomo, deve esser riconosciuta e rispettata.

Franco Donaggio Bagno Costruttivista 2013
Franco Donaggio
Bagno Costruttivista 2013

La contemporaneità ha imposto immagini stereotipate che hanno “reciso” il valore della donna. Qui vengono raffigurate solo le gambe. Gambe che fanno presagire un movimento. Una via di fuga dalla vischiosità del reale, ma la presenza dell’acqua richiama la purificazione, evoca riscatto e salvazione, una rinascita. Le gambe sono vita: camminano, saltano, danzano, corrono, nuotano.

Voglio ricordare le parole di Alda Merini che diceva “le gambe nella donna sono il perfezionamento della sua volontà…sono occhi e labbra che cercano l’amore sì, ma soprattutto la vita dell’amore”.

Osservando le immagini qui presentate è possibile percepire il rumore del mare, il silenzio del contemplare o l’urto delle chiglie o ancora il cigolamento delle impalcature. Sono immagini polisensoriali.

Benjamin avrebbe detto che la fotografia procede verso un modo “tattile”, sembra fuoriuscire dallo spazio e induce chi contempla a sfiorarla anzi a sostituirsi protagonista.

Franco Donaggio Estrema Domanda 2012
Franco Donaggio
Estrema Domanda 2012

La donna qui rappresentata cerca di proteggersi davanti agli eventi, gigantografie di prore che silenziose avanzano nel caos della vita. Contempla cieli stellati e si rinchiude in se stessa, scrutando le giuste energie che le permettono di ri-trovarsi. Solo il silenzio potrà rigenerare lontano dai rumori della quotidianità.

Le prore delle navi sembrano avanzare. Si possono toccare. Si desidera salvare la donna che sembra abbandonarsi al proprio destino. È un’immagine di un lirismo elevato denso di dolore, solitudini, desideri mancati, abbandoni.

Franco Donaggio Il Muro del desiderio 2013
Franco Donaggio
Il Muro del desiderio 2013

Il “Muro del desiderio” è un’immagine molto suggestiva. Il titolo forse evoca un amore impossibile? Ho focalizzato la mia attenzione sul fuoco e sul muro. Ripercorrendo il tempo a ritroso, ho pensato alla paura nei confronti della donna durante il  ‘600. Infatti se manifestava difformità con il pensiero dominante, veniva arsa viva. La donna iniziava a prender coscienza della sua individualità e della sua forza, osteggiando volontà e codici di una società maschilista.

Franco Donaggio dilata la memoria collettiva e con i suoi continui rimandi ed evocazioni da valore alla historia magistra vitae. Le sue opere sembrano viaggi di conoscenza, dove il linguaggio espressivo permea il sapere sintetizzando forme sorrette da memoria alla ricerca di significati fautori di nuove “verità”.

English version

“Brilliant kids have always done strange things.” These words by Alda Merini well define creativity without limits and which I rediscover in the images of Franco Donaggio.

His latest Book entitled “The spaces of Morpheus” was named after the mythological god of dreams. Place which, according to legend, appears in human form.

But dreams evoked by images of Franco Donaggio abound symbolizations which reflected the need to give “expressive voice” to an imaginary reflection in reality.

The origin of the name Morpheus, from the greek μορφή “form” or figure associate the desire to re-definition of the figure / body of the woman, the absolute protagonist of the images.

Deviating from purely aesthetic conceptualizations, the very ambitious project wants to trace symbols connected to the eternal feminine and redeem her body, a gift of Nature, today more and more violated, reviled, full of meanings of guilt.

The figure / body appears in space with a central act of the metaphysical significance. It seems “to mean” the real in its manifestation of his harmoniously perfect body.

But the intellectual games of Donaggio lead us to cross the threshold of thinking, searching for new catharsis, which show values ​​contained in the polysemic meanings.

And behold, the body “means” the act of the woman in her who generates, creates, fights, inspires, saves and redeems.

Donaggio, with his melancholy artist’s predilection for the chiaroscuro of the chromatic scale of grays, seems tense towards intellectual synthesis that lead us to look beyond. He will use the expressive language of dream-like dimension to re-define the anthropological meanings.

In the beautiful bodies the act sometimes punctuated by time is conceptualized. A doing from which you can perceive pain, ups and downs on the edge, surrenders of life, in which the effort to exist determines solitudes of “non-return”.

As the body without the head, next to another woman, leads us to a painful lack. We have lost the awareness of being a woman different from man and yet similar. The woman body, fragile universe misunderstood, mocked, ridiculed in the collective, wants to ransom. Like a sticky network which wants to break free. But the more she moves and the more she is wrapped.

Donaggio has new contents to being a woman. Nearly sculptural body sometimes ethereal but it wraps up its soul. Woman wit, mind, dream of a real drift tracks time and defines it. The images are apologetic: it celebrates the woman in the fusion of meaning-meaning, mind and body.

I can see the association between body-mind in the ship, in which there are structural failures. It is the storm of everyday life that stuns intensity and inhibits forces. But the woman portrayed, shows that even in adversity, she does not leave the place of command. Determined and wise she faces the unexpected with insight and timeliness.

In ancient Greece, bearing the figure of the woman-warrior, the Amazon, in small communities which were managed exclusively by women. The man was relegated to performing the duties of women. Kept the house and took care of the children.

Lysias (440 BC), tells us that women were beautiful, very courageous and brave. It gave meaning to their being a woman the way they faced the dangers and not their gorgeous body.

From the pictures it seems that you want to emphasize the dignity of the woman who is also the body. Dignity that being identical to that of a man, must be recognized and respected.

The contemporary world has imposed stereotypical images that have “cut” the value of women. Only the legs are displayed here. Legs that are precursors to a movement. An escape from the stickiness of the real, but the presence of water refers to the purification, evokes redemption and salvation, a rebirth. The legs are life: they walk, jump, dance, run, swim.

I want to remember the words of Alda Merini who said that “the legs in women are the perfection of his will … eyes and lips are seeking love, yes, but above all the life of love.”

Looking at the images presented here it is possible to perceive the sound of the sea, the silence of contemplation or the brunt of keels, or even the cigolamento of scaffolding. They are multi-sensory images.

Benjamin would say that photography is a way to proceed “tactile”, since it seems to protrude from its causes and who contemplates to brush indeed to replace the protagonist.

The woman represented here seeks to protect itself before the events of giant bows that silent progress through the chaos of life. Split up into the starry heavens, to be contained in itself, scrutinizing all the energy that allows it to re-find oneself. It regenerates the silence away from the hustle of everyday life.

The prows of ships seem to move forward. You can touch them. You want to save the woman who seems to abandon herself to her fate. It is an image of a high dense lyricism of pain, loneliness, lack of desires, dropouts.

The “Wall of desire” is very suggestive. The title evokes perhaps an impossible love? I focused my attention on the stove and the wall. Going back in time, I thought about the fear of women in 1600. Infact if she showed differences with the dominant thought, she was burned alive. The woman began to become aware of her individuality, her strength and went against wills and codes of a male-dominated society.

Franco Donaggio expands the collective memory and his constant references and evocations value to historia magistra vitae. His works seem to travel for knowledge, where the expressive language permeates the knowledge synthesizing forms supported by memory for new meanings proponents of new and desirable truths.

Lycia Mele
© Riproduzione riservata

MODELLE : Arianna Grimoldi e Giovanna Lacedra
Sito dell’artista per approfondimenti:
http://www.donaggioart.it/quaderni.html

Franco Donaggio Il giudizio 2013
Franco Donaggio
Il giudizio 2013

Franco Donaggio

Franco Donaggio è uno dei fotografi italiani professionisti e graphic designer più apprezzati. Tralascerò di parlare della sua biografia. Qui vorrei inseguire e raccontare solo le emozioni che dalle sue opere si librano nell’aria e avvolgono i nostri sensi. Come farfalle variopinte che volteggiano in armonia su un cielo impressionista.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Le sue foto tracciano profonde emozioni colme di significante estetico di rara bellezza. Ci si avvicina e talvolta si penetra il significato in un’armonia di forme da sospendere i nostri pensieri e rigenerarli “altri”. Si plasmano le vecchie sovrastrutture e si scava annullando i silenzi e privilegiando il decantare dell’anima avvolta nella contemplazione.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Le foto sulla silente laguna di Venezia, in cui la riflessa immobilità apparente trasmette un senso di quiete evidenziano quasi una necessità di ritrovarsi e fermarsi per sentire e dare valore al vero scorrer del tempo, evaso dalla scena. La Natura protagonista coinvolge con una tale forza emotiva da dimenticare il nostro esistere. Si recupera l’io più profondo, scevro da limiti, si assapora il momento per rigenerarsi nella consapevolezza di vivere quel preciso istante ritratto.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

Sembra questa la strada che l’artista propone come ri-scoperta. Non lontano dai suggerimenti del filosofo Bertrand Russel, invita gli uomini ad inseguire e contemplare i ritmi della natura, senza corse affannate, ma privilegiando silenzio e tranquillità. È un ritrovare il proprio sé  allontanando le inquietudini del presente.

Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

In altre sue opere,  nelle quali utilizza con maestria e delicatezza il foto ritocco, ritrae pavimenti irregolari di città dell’es dove avanzano sagome di uomini in miniatura. Quasi invisibili in un lento procedere. Percepiscono l'”infinitudine” del tempo ma il loro limite non permette di coglierlo nella totalità.

Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

Soli, parti infinitesime di mondi quasi privi di  confini. Esseri alla deriva che vagano inseguendo l’ignoto dei loro pensieri. Il movimento in potenza può dar sostanza all’azione. Si enfatizza e si scolpisce la superficie che sembra riflettere un oltre. In alcune foto vi è la presenza di un fascio di luce che avvolge l’uomo. Sembra propagarsi dal cielo. Il soprannaturale è presente, vigila ed  interferisce sull’agire anche quando ovunque c’è vuoto e desolazione.

Opera di Franco Donaggio
Opera di Franco Donaggio

L’umanità è così subordinata ad un’azione estranea. Traspare un’intensa sofferenza interiore e struggimento malinconico. Non solo rappresentazioni del reale filtrate da occhi poetici ma vortici abissali in cui l’anima cade, volteggiando e sfiorando pareti  alla ricerca di risposte-finestre sull’esistere. Il lirismo poetico che traspare dalle opere di Franco Donaggio conduce la mia mente a varie riflessioni. L’individualismo ha creato baratri umani impedendo la salvaguardia di una giusta e consapevole società civile. I diritti acquisiti  quotidianamente vengono modificati disintegrando volontà  di chi li aveva sostenuti e definiti. L’uomo ha perso i riferimenti, la strada dell’esistenza è sconnessa, con voragini improvvise. Tutto sembra avvolto da quel mistero e da quello straniamento radicato nell’arte e nella  letteratura  dei primi del 900 e che vede la pittura metafisica di Giorgio de Chirico e del fratello Alberto Savinio, portavoce di un  profondo disagio dell’uomo. Ma nelle opere di Donaggio è presente l’essere umano. Anche se avanza in solitudine è il vero protagonista delle opere. Dovrà ritrovare la forza partendo dal proprio se e coinvolgendo i suoi simili verso obbiettivi comuni che vedono la salvaguardia delle tradizioni e dei valori del passato, il recupero dell’individuo come persona, il rispetto per la vita per una rinascita socio-globale in armonia con l’ambiente.

Lycia Mele
© Riproduzione riservata

Opera di F. Donaggio
Opera di F. Donaggio

Morton Bartlett

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Vorrei parlare di un’artista, che sarà presente alla Biennale di Venezia 2013, Morton Bartlett. Un autodidatta che, utilizzando argilla rivestita con uno strato di gesso, scolpiva bambole, le dipingeva e vestiva. Aveva imparato a cucire e realizzava così i vestiti utilizzando vari tessuti. Inseriva le bambole in contesti quotidiani ne fotografava l’agire o la tensione all’agire. Dopo la sua morte sono state trovate 200 fotografie.

Morton B
Questa sua esigenza, forse, era determinata dalla solitudine provata durante l’infanzia. Orfano di padre e madre fu adottato da una famiglia. Ma trascorse gran parte della vita da solo e non volle mai sposarsi. La disperata ricerca di amore, di affetto e di condivisione, gli fecero creare 15 bambole, tre maschi e dodici femmine, che vennero scoperte dai suoi parenti dopo la sua morte avvenuta nel 1992 all’età di 89 anni.

Morton B
Scrutando in profondità queste fotografie, si può notare come alcune bambole, forse donne-bambine, sono fotografate in pose o atteggiamenti ambigui che disorientano, con abiti succinti e con la propensione ad alzarsi la gonna, quasi un richiamo erotico che stona con l’aspetto fisico di bambine ancorate a sogni e semplici fantasie, pervasi da candore ed ingenuità. I bambolotti, invece, sorridono ma in maniera forzata, caricaturale, quasi a dimostrare un vuoto che investiva l’animo da togliergli il sorriso. Era solo un ridere di sé stesso per il senso che traeva dal suo esistere, quasi una sfida alla vita.
Morton B
Morton con la sua “famiglia” riempiva così il vuoto che percepiva attorno a sé, divenuto materia per la sua arte. Egli trovava il giusto equilibrio che gli permetteva di apprezzare il vivere. Nella sua arte intesa da lui semplicemente come un “hobby” nascose i suoi disagi, nei quali però riuscì a trovare quella forza e tenacia che gli permisero di affrontare la vita. Ma la grande tragicità, che tracciò e si diffuse per rubarci l’anima, tra malinconia e commozione, era riposta nell’impossibilità di Morton Bartlett di comprendere il vero significato del vivere e l’importanza dell’uomo come essere sociale. Percepì che il punto focale del suo “hobby”, interagire con esseri inanimati, dandogli significati egocentrici, sarebbe dovuta esser la sua vita al fine di viverle accanto.

Lycia Mele

Morton B