IN SARDEGNA 1974,2011: al MAN mostra fotografica del fotografo minimalista GUIDO GUIDI

Uno sguardo lirico, attento alla sardità si potrà osservare nella nuova esposizione   che il Museo MAN di Nuoro propone dal 21 giugno al 20 ottobre 2019, dove verrà ospitata la prima grande mostra in un museo italiano – curata da Irina Zucca Alessandrelli – dal titolo “ In Sardegna: 1974, 2011” dedicata a Guido Guidi (Cesena, 1941), uno dei  più rilevanti protagonisti della fotografia minimalista italiana del secondo dopoguerra.

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Sardegna, Maggio 1974 |Stampa ai sali d’argento

La mostra è frutto di un’importante collaborazione tra l’istituzione museale e l’ISRE, Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna. Saranno esposte 250 fotografie inedite – commissionategli dall’ISRE – che testimoniano la relazione di Guido Guidi con il territorio sardo.

Un catalogo composto da tre volumi pubblicato da una casa editrice di Londra – Mack Books – documenterà le opere presenti in mostra che sono state ristampate dall’artista.

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Sardegna, Maggio 1974 | Stampa ai sali d’argento

Un racconto dei mutamenti paesaggistici e antropologici avvenuti in Sardegna dove immagini in bianco e nero degli anni Settanta sembrano colloquiare con le  opere a colori degli anni Duemila tra essenzialità, sottili geometrie, spazi lirici come struttura di storia, tradizione, umanità; la costante ricerca del dettaglio e del valore incommensurabile di ciò che è margine, parte di un tutto inafferrabile, un appiglio a quella realtà che il tempo muta.

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Sardegna, Maggio 1974 | Stampa ai sali d’argento

Tante “micro-storie” che ricamano emozioni e che sanno di origini, di semplicità e di nuove epifanie ed infine inducono riflessioni sulla nostra identità.

“Io non guardo soltanto il paesaggio ma ne faccio esperienza, perché io stesso sono dentro il paesaggio”  dice Guido Guidi, e noi faremo tesoro di questa mostra che privilegia l’interiorità del fotografo espressa con quelle “sfumature” del tempo, che ora ci scrutano e sembrano interrogarci sulla capacità di vedere e percepire la bellezza nell’anima della semplicità.

 

©Lycia Mele Ligios

(pubblicato su Olbia.it)

 

C2302360-8372-4AD0-A5CC-5C4E5B13C3CA.jpegSarule 2011 | Stampa Cromogenica


English Version

A lyrical look, attentive to Sardinian culture, can be seen in the new exhibition that the MAN Museum of Nuoro on display from 21 June to 20 October 2019, where the first major exhibition will be hosted in an Italian museum – curated by Irina Zucca Alessandrelli – entitled “IN SARDEGNA: 1974, 2011” dedicated to Guido Guidi (Cesena, 1941) one of the most important post-war photographers, a forerunner of landscape photography much appreciated in the 70s.

The exhibition is the result of an important collaboration between the museum institution and the ISRE, Regional Ethnographic Institute of Sardinia: 250 unpublished photographs – commissioned by the ISRE – will be exhibited that testify to the relationship of Guido Guidi with the Sardinian territory.

A three-volume catalog published by a London publishing house – MACK BOOKS – will document the works on display that have been reprinted by the artist.

A story of the landscape and anthropological changes that took place in Sardinia where black and white images of the Seventies seem to dialogue with the color photographs of the 2000s between essentiality, subtle geometries, lyrical spaces as a structure of history, tradition and humanity; the constant search for detail and the immeasurable value of what is margin, part of an ungraspable whole, a foothold in that reality that time changes.

Many “micro-stories” that embroider emotions and that smell of origins, simplicity and new epiphanies and finally induce reflections on our identity.

“I do not only look at the landscape but I experience it, because I am inside the landscape” says Guido Guidi, and we will treasure this exhibition that favors the interiority of the photographer expressed with those “nuances” of the time that now scrutinize us and they seem to question us on the ability to see and perceive beauty in the soul of simplicity.

Il fotografo François-Xavier Gbré dona al Museo Man di Nuoro la sua opera “Sardegna”

“Noi ora dobbiamo affrontare il fatto … che il domani è oggi. Noi ci stiamo confrontando con la feroce urgenza dell’oggi…Sulle ossa e sui resti di numerose civiltà erano scritte queste patetiche parole:”troppo tardi”.

Martin Luther King  – 4 Aprile 1967

Nel mondo dell’arte, il luogo e l’identità sono temi ricorrenti che gli artisti inseriscono nei loro progetti, a volte segnati dall’aggressione del tempo che trasforma spazi e muta certezze.

Infatti, alcuni luoghi sembrano esser soggetti a logiche “dell’interruzione” per un’improvvisa sospensione dell’attività lavorativa o per l’incompiutezza di una struttura. Un ricorrente “volto con/temporaneo“, secondo quel concetto di contemporaneità definito dal filosofo Giorgio Agamben  “una singolare relazione con il proprio tempo, che aderisce ad esso attraverso una sfasatura e un anacronismo”.

Così un “presente” intriso di memoria storica, che mostra stratificazioni temporali, contraddizioni e discordanze, è stato oggetto del lavoro di François-Xavier Gbré, fotografo di fama internazionale, presente nella mostra fotografica  “Sogno D’Oltremare durante la penultima stagione espositiva  del MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro.  

L’artista di origini franco-ivoriane nasce a Lille nel 1978. Tra le sue collaborazioni più importanti si ricorda quella con il grande maestro della fotografia a colori Stephen Shore, – amico e fotografo di Andy Warhol – autore del malinconico e mitico libro di fotografia  “Uncommon places”. Una collaborazione che gli ha permesso di affinare tecniche e linguaggi che forse lo hanno indirizzato verso un determinato tipo di percorsi artistici.

Anche François-Xavier Gbré ri/cuce memorie al presente nella ricerca spasmodica di strutture/architetture abbandonate, legate a mutamenti socio-economici. Inoltre, sceglie luoghi dove il tempo sembra essere sospeso,  mentre la natura s’impone con la sua travolgente libertà.

Ospite del MAN durante la scorsa estate, in collaborazione con la Sardegna Film Commission, ha percorso la nostra isola dal nord al sud per raccogliere materiale, al fine di sviluppare la  sua  articolata indagine storico-sociale e  in un excursus fotografico  comparava la sua terra d’origine, l’Africa, alla Sardegna per evidenziarne similarità.

Courtesy sito ©Françoise-Xavier Gbré 

La Sardegna e l’Africa terre separate da un mare che, in realtà, unisce lembi di terra, baricentro di civilizzazioni che hanno segnato la storia: il Mare Nostrum o Mar Mediterraneo.

Se pronunciamo lentamente la parola “m-e-d-i-t-e-r-r-a-n-e-o” ad un’iniziale apertura dell’apparato fonatorio, segue una chiusura verso la fine, quasi un’abbraccio come un onda che declina verso il suo inizio, dopo aver raggiunto la sua sommità. Oppure, l’abbraccio dell’artista che accoglie in sé il tempo, a cui sottrae istanti del passato per ridonarli all’eterno fluire, impreziositi da suggestive inquadrature, armoniche composizioni e malinconici giochi di luci. Riflessi di immensa sensibilità scanditi dal desiderio di rimodulare, ridefinire e infondere nuova vita  a ciò che sfiora con lo sguardo.

Nella mostra erano visibili testimonianze,  alle volte inquietanti e dolorose come i riferimenti  al periodo coloniale e lo sfruttamento delle risorse in Africa. Elementi  comuni con la nostra isola un tempo colonizzata, sfruttata, considerata margine.

Oggi in un presente “indefinito” è possibile cogliere echi di memorie. Il tempo visualizzato in ciò che “resiste”  sembra predisposto a conciliare con tutto ciò che resta, che è visibile e possiamo solo sfiorare o immaginare. La presenza umana percepita in alcune fotografie, dove ancora sono visibili i segni dell’uomo, è sospesa protagonista di un passato reo per aver distrutto e reso invivibili luoghi legati ad un dinamismo socio-economico che avrebbe potuto “descrivere una storia diversa“, forse migliore.

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“Sardegna” Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Tra le opere esposte c’era una “Costellazione” di 70 scatti dal titolo “Sardegna” che l’artista ha donato alla Collezione Permanente del MAN. Sono fotografie di vari luoghi dell’isola che hanno subito un’antropomorfizzazione,  opere incomplete e strutture di archeologia industriale dove i cicli di produzione sembrano esser stati interrotti.

129C78B2-20D3-4246-9C08-E5472FE62D70Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Azioni del passato che si intuiscono tra resti informi privi di senso: porzioni di edifici pubblici, strutture ricettive, ville, centrali elettriche, borghi fantasma… Un lavoro che esula da significati unicamente estetici e induce obbligatoriamente verso profonde riflessioni. Appare forse a livello inconscio la responsabilità sociale dell’artista e il suo impegno finalizzato  a “ri/scritture”?

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

Forse sarebbe possibile recuperare i tanti luoghi abbandonati, più volte denunciati,  catalogati – come nell’eccellente lavoro svolto da Sardegna Abbandonata, – che ancora si stagliano contro la natura selvaggia e cieli depositari di storie taciute, e sui quali ci sono stati esigui interventi di ristrutturazione o riqualificazione?

Alcuni siti dovrebbero esser bonificati con urgenza per tutelare e salvaguardare la nostra terra. Oggi sono divenuti silenti presenze che riescono a farci esternare solo rabbia.

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

E pensiamo alla Base USAF nel monte Limbara, nei pressi di Tempio Pausania,  che dovrebbe essere smantellata con una bonifica della zona; il Cementificio di Scala di Giocca, vicino Sassari. Come sarebbe interessante riqualificare forse per finalità turistiche o museali il borgo fantasma di Pratobello vicino Orgosolo; l’Albergo ESIT nel Monte Ortobene, a Nuoro;  la Miniera di San Leone, vicino Cagliari… Troppi luoghi se consideriamo che  la superficie della Sardegna è di appena 24.100 km²!

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Courtesy MAN ph. ©Pierluigi Dessì – Confinivisivi

In attesa di una maggior consapevolezza verso un intervento finalizzato alla tutela ambientale e al recupero della memoria storica, ci si chiede: quale funzione abbiano questi luoghi, al limite tra testimonianza e racconto, considerata la vocazione primaria dell’isola legata al turismo?

François Xavier-Gbré con la sua sensibilità, in un dialogo intimo dove l’incompiutezza, l’imperfezione potrebbe evocare la natura dell’uomo, i cicli di nascita e di morte, ha realizzato delle immagini liriche, di grande pathos che fanno “vibrare” il passato con giochi chiaroscurali, inquadrature rigorose e geometrie, alla ricerca di nuove logiche, forse nuove dimensioni dell’esistere.

Da qui la ricerca di quel senso che sfugge e ci induce a chiederci “perché”  ha sentito l’urgenza di fotografare quelle strutture abbandonate?

Aveva cominciato la sua indagine nella sua terra d’origine l’Africa. A Dakar aveva fotografato il Palazzo di Giustizia oggi divenuto sede della Biennale d’Arte Contemporanea, oppure la Piscina Olimpionica riaperta dopo esser stata ristrutturata da un azienda cinese. Quale sarà invece il destino di tutte queste strutture abbandonate nella nostra isola?

Le immagini acquisiscono senso nell’esprimere la bellezza malinconica e struggente di alcuni luoghi. E il fotografo avvalendosi di una scrittura di luce realista, coglie quelle sfumature che impressionano,  recupera il tempo dando il giusto valore riformulando funzioni, suggerendo implicitamente interventi mirati e urgenti in linea con la salvaguardia dell’ambiente, per lasciare uno spazio vivibile alle generazioni future.

L’isola è un’appendice della nostra anima. E tutti, anche coloro che non sono nati nell’isola ma la considerano terra d’adozione,  devono tutelarla.

Francois Xavier Gbré con il suo dono ha manifestato generosità e riconoscenza per  la città di Nuoro –  che lo ha accolto – e per tutti i sardi. Rimane così un segno del suo passaggio nella nostra isola. Un grande artista, delicato e sensibile che non solo ha colto l’importanza del nostro passato storico-culturale, ma lo ha ricollocato nel flusso del tempo donandogli nuovi significati e una “nuova”  struggente eternità.

©Lycia Mele Ligios 2019

 

English Version

 

Now we have to face the fact … that tomorrow is today. We are confronted with the fierce urgency of today … These pathetic words were written on the bones and remains of numerous civilizations: “too late”.

Martin Luther King – 4 April 1967

 

In the world of art, place and identity are recurring themes that the artists insert in their projects, sometimes marked by the aggression of time that transforms spaces and changes certainties.

In fact, some places seem to be subject to “interruption” logic due to a sudden suspension of work or due to the incompleteness of the structure. A recurring “con/temporary face”, according to concept of contemporaneity defined by the philosopher Giorgio Agamben as a “unique relationship with one’s own time, which adheres to it through a mismatch and an anachronism”.

Thus a “present” steeped in historical memory, which shows temporal stratifications, contradictions and discrepancies, was the subject of the work of François-Xavier Gbré, photographer of international fame, present with the photographic exhibition “Sogno D’Oltremare” in the penultimate exhibition season of the MAN Museum of the Province of Nuoro.

The artist of Franco-Ivorian origins was born in Lille in 1978. Among his most important collaborations I remember that with the great master of color photography Stephen Shore, – friend and photographer of Andy Warhol – author of the melancholic and mythical photography book ” Uncommon places ”. A collaboration that has allowed him to refine techniques and languages ​​that perhaps have directed him towards a certain type of artistic paths.

Even François-Xavier Gbré recalls memories in the present in the spasmodic search for abandoned structures / architectures, linked to socio-economic changes. And he also chooses places where time seems to be suspended, while nature imposes itself with its overwhelming freedom.

Guest of the MAN during last summer, in collaboration with the Sardinia Film Commission, he traveled our island from north to south to collect material, in order to develop his articulated historical-social investigation. And in a photographic excursus he compared his homeland, Africa, to Sardinia to highlight similarities.

Sardinia and Africa, lands separated by a sea that, in reality, combines strips of land, the center of civilization that have marked history: the Mare Nostrum or the Mediterranean Sea.

If we slowly pronounce the word “m-e-d-i-t-e-r-r-a-n-e-o” to an initial opening of the phonatory apparatus, there follows a closure towards the end, almost an embrace like a wave that declines towards its beginning, having reached its top. Or the embrace of the artist who welcomes time into himself, to which he steals moments from the past to give them back to the eternal flow, embellished by suggestive shots, harmonious compositions and melancholy plays of lights. Reflections of immense sensitivity punctuated by the desire to restructure, to redefine, to breathe new life into what touches with one’s eyes.

In the exhibition were visible testimonies, sometimes disturbing and painful as the references to the colonial period and the exploitation of resources in Africa. Common elements with our island once colonized, exploited, considered a margin.

Today in an “undefined” present it is possible to catch echoes of memories. The time displayed in what “resists” being present seems predisposed to reconcile with all that remains, which is visible and we can only touch or imagine.

The human presence perceived in some photographs, where the signs of man are still visible, is suspended protagonist of a past guilty for having destroyed and made uninhabitable places linked to a socio-economic dynamism that could “describe a different story”, perhaps best.

Among the exhibited works there was a “Constellation” of 70 shots entitled “Sardinia” that the artist donated to the Permanent Collection of the MAN.

They are photographs of various places on the island that have undergone anthropomorphization, incomplete works and industrial structures where production cycles seem to have been interrupted.

Actions of the past that can be sensed between shapeless remains devoid of meaning: portions of public buildings, accommodation facilities, villas, power stations, ghost towns … A work that goes beyond purely aesthetic meanings and necessarily leads to profound reflections. Does the social responsibility of the artist and his commitment aimed at “re / writing” appear at an unconscious level?

Perhaps it would be possible to recover the many abandoned places, repeatedly denounced, cataloged – as in the excellent work carried out by Abandoned Sardinia – which still stand out against the wild nature and the depository of untold stories, and on which there have been few interventions of restructuring or redevelopment?

Some sites should be urgently reclaimed to protect and safeguard our land. Today they have become silent presences that manage to make us express only anger.

I am thinking of the USAF base in Mount Limbara, near Tempio Pausania, which should be dismantled with a reclamation of the area; the Cement factory of Scala di Giocca, near Sassari. How it would be interesting to redevelop the ghost town of Pratobello near Orgosolo, perhaps for tourist or museum purposes; the ESIT Hotel in Monte Ortobene, in Nuoro; the San Leone Mine, near Cagliari … Too many places if we think that the surface of Sardinia is just 24,100 km²!

Waiting for a greater awareness towards an intervention aimed at environmental protection and the recovery of historical memory, one wonders what function these places have, on the border between testimony and story, considered the primary vocation of the island linked to tourism?

François Xavier-Gbré with his sensitivity, in an intimate dialogue where incompleteness, imperfection could evoke the nature of man and his evolutionary and involutive cycles, of birth and death, gave lyrical images, of great pathos that make the past vibrate with chiaroscuro games, rigorous shots and geometries that unconsciously seek new logics, perhaps new dimensions of existence?

Hence the search for that meaning that escapes and leads us to ask “why” did he feel the urgency to photograph those abandoned structures?

He had begun his investigation in his homeland of Africa. In Dakar he had photographed the Palazzo di Giustizia, which has now become the seat of the Biennale of Contemporary Art. Or the Olympic swimming pool that has been re-opened today because it was renovated by a Chinese company. What will be the fate of all these abandoned structures on our island?

Words have lost authenticity and power. They have become pure abstractions. Only the image takes on value in expressing with deafening silence the melancholy and poignant beauty of some places. And the photographer making use of a writing of realist light, captures those nuances that impress, recovers time giving the right value by reformulating functions, inciting targeted and urgent interventions in line with environmental protection, to leave a livable space for future generations .

The island is an offshoot of our soul, of our roots, so we must protect it, protect it more than we do ourselves. Because we are the island itself.

Francois Xavier Gbré with his gift showed generosity and gratitude for the city of Nuoro – which welcomed him – and for all the Sardinians. Thus it remains a sign of its passage through our land. A great artist, delicate and sensitive, who not only grasped the importance of our past, but put it back in the flow of time, giving it a “new” poignant eternity and new potential meanings.

©Lycia Mele Ligios

Il profeta della modernità in mostra al MAN di Nuoro: Pierre Puvis De Chavannes

Dopo le celebrazioni per i  vent’anni  della fondazione – che in soli tre giorni hanno registrato oltre 1000 visitatori, – il Museo MAN propone tre  percorsi per la nuova stagione espositiva dal  15 marzo al 9 giugno 2019: una preziosa retrospettiva del grande artista francese del 1800, Pierre Puvis de ChavannesAllori senza fronde”; una mostra dal titolo “Personnages” su un’artista palestinese, amica del grande astrattista Mark Tobey, Maliheh Afnan,  in Italia poco conosciuta che libera significati di universalità, dignità e memoria storica,  un linguaggio visivo, oserei grafico,  dalle tonalità argillose,  bruciate, volti con tratti deformi,  misteriosi, molto espressivi di una sofferenza patita, resa da segni, linee quasi  spezzate che ricordano il dramma della diaspora subita;  infine “Il segno e l’idea”, l’esposizione di alcune opere, dell’inizio ′900, di alcuni artisti sardi della Collezione Permanente del MAN.

I curatori delle mostre sono, oltre al direttore Luigi FassiAlberto Salvadori, storico e critico d’arte,  per l’allestimento “Allori senza fronde” ed Emanuela Manca storica dell’arte del MAN per “Il Segno e l’idea”.

Ogni mostra rimanda a tracce del nostro passato tra riflessi di radici mediterranee, sfumature di intensità espressiva e segni che illuminano percorsi futuri. Ma ho deciso di scrivere tre articoli differenti pur nella consapevolezza che siano da considerare un unicum espositivo.

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Sottobosco c.a. 1870 – 1890 Courtesy Michael Werner Gallery

Avere in Sardegna una mostra del grande artista francese Pierre Puvis De Chavannes (1824-1898) é un evento straordinario per la rarità delle sue piccole opere, per il carattere didattico e antesignano delle stesse, presenti in mostra e soprattutto per aspetti figurativi e talvolta astratti riscontrabili in certi linguaggi visivi moderni e contemporanei.  Molti artisti, infatti, hanno attinto dal maestro tecniche, cromatismi, stesura colore, campiture.  Se andrete a vedere la mostra sarà divertente riconoscere  echi di Picasso, Gauguin, MatisseBalthus e altri artisti del ′900.

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Le Revermont c.a. 1870 – 1890 Courtesy Michael Werner Gallery

Purtroppo é ancora poco conosciuto e, nei testi scolastici, marginale. In Italia l’ultima sua mostra fu realizzata a Venezia nel 2002.  Forse perché il suo nome é legato a grandi opere murali che gli venivano commissionate per istituzioni,  musei e biblioteche, a Lione, Parigi, Marsiglia, ma anche all’estero, a Boston nella Public Library? Oppure  a tele singole ma sempre di grandi dimensioni? O per il suo antiaccademismo, anzi oserei anti ‘ismo’ in genere? Puvis De Chavannes è sempre stato un artista indipendente e coerente con il suo pensiero. Qui risiede quell’unicità e libertà della sua arte che svuota il significato del tempo ma acquisisce forza nell’applicazione e nello studio febbrile. Il suo amore per la pittura era quasi una devozione, come si evince dalle opere in mostra, instancabile e fedele alla ricerca della pura bellezza ed espressività con il colore.

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Bozzetto per lo sfondo di Visioni Antiche, 1884 – 1885Courtesy Michael Werner Gallery

Si avvicinò al mondo dell’arte in modo casuale. Nato a Lione nel 1824, il padre avrebbe desiderato che diventasse ingegnere come lui. Ma inseguito ad alcuni viaggi in Italia, venendo a contatto con gli artisti fiorentini del trecento, del quattrocento, i veneti del cinquecento, Raffaello, i seicentisti, iniziò ad apprezzare la bellezza dell’espressione artistica. Ciò lo spinse ad abbandonare gli studi per dedicarsi completamente all’arte. Fece un secondo viaggio in Italia per  studiare e  approfondire  le tecniche pittoriche, sempre più coinvolto emotivamente dal contemplare i grandi affreschi di Giotto e Piero della Francesca. Rientrato in Francia fu allievo presso gli atelier di vari artisti tra i quali Henri Scheffer, Eugène Delacroix e Thomas Couture ma sempre insofferente. Aveva le sue idee e le indicazioni degli altri non le tollerava. Si dice che con Delacroix spesso discutessero di questioni inerenti alle scelte cromatiche. Puvis amava utilizzare cromatismi tenui, eterei, diafani mentre Deloicroix amava i colori accesi, brillanti, forti e decisi. Alla fine continuò i suoi studi all’École des Beaux Art. Ma ebbe difficoltà ad inserirsi nel mondo artistico del periodo, per uno stile e linguaggio espressivo personale, distante dai canoni imposti dall’Académie française, peraltro molto rigidi. La sua futura moglie, la principessa Cantacouzène riconobbe che aveva del talento e lo aiutò ad affermarsi come artista.

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Schizzo per Il tagliapietra, 1892  – Courtesy Michael Werner Gallery

Iniziò a realizzare grandi opere murali legate a tematiche sociali del periodo storico in cui viveva – la  guerra, la pace, il lavoro. – In un secondo periodo invece, le opere diminuiscono le dimensioni e ciò che viene ritratto sembra ascriversi al di fuori di ogni sfumatura temporale. Si respira una sorta d’immobilismo in presenza di paesaggi bucolici. Quasi una “via di fuga” l’asimetria con rime armoniche e il recupero di una tradizione classica legata alla bellezza, alla purezza, all’eternità. Meno tematiche nazionaliste, ma schemi strutturali che esprimono una sospensione dello scorrere del tempo.

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Rivage, 1870 – 1890 – Courtesy Michael Werner Gallery

Le opere in mostra sono circa una novantina e comprendono disegni, schizzi, bozzetti, oli e acquarelli. Provengono da collezioni pubbliche e private internazionali. Hanno un valore  inestimabile perché ci aiutano a comprendere come il grande Puvis De Chavannes realizzasse le sue opere.  Un po’ stramare il tessuto, per capire la disposizione dei punti e fissarlo nella bellezza di uno studio o di un’intuizione. Vedere il grande talento nella resa finale dell’opera e quindi la capacità di integrarle in un opera architettonica in modo armonioso, che non appesantisse la struttura, che evidenziano una preparazione accurata  e meticolosa e  anche la libertà alla quale l’artista ha sempre aspirato nel realizzare opere su commissione. Era un uomo amato e stimato, molto disponibile con i suoi allievi ai quali insegnava a scrutare la “bellezza nell’anima delle cose”.

Tante le opere che preannunciano correnti più contemporanee quando il disegno scompare e appare il gioco del colore, quei cromatismi che danno forza espressiva. Oppure alcuni volti interpretati soggettivamente e altri che sfiorano un delicato realismo. Le figure solide si staccano da  campiture dense, opache forse di evocazione neobizantina. Una mostra che é una scoperta anzi riscoperta di un’artista dall’animo sensibile e, per utilizzare un verso di Emily Dickinson,  ‘un’anima al cospetto di sé stessa finita infinità’  che ha dato volto al tempo sospeso intriso di solitudini e malinconie. Nostalgia di un passato, dove bellezza è luce d’infinito.

Guazzo per Porta d’Oriente a Marsiglia 1868 – 1870 Courtesy Michael Werner Gallery

Eccellente il format editoriale del catalogo monografico  – dal color  rosa pallido gessoso amato dal maestro De Chavannes – impreziosito dalla cura delle descrizioni  e dalle bellissime ed intense riproduzioni delle opere, edito dal Museo MAN  in collaborazione con Michael Werner, con testi di Louise D’Argencourt,  Bertrand Puvis de Chavannes  e dei curatori, Alberto Salvadori e Luigi Fassi. Un vero gioiello!

©Lycia Mele Ligios

MAN – Museo D’Arte della Provincia di Nuoro

Via Sebastiano Satta 27, Nuoro

Orario continuato: 10 – 19 | lunedì chiuso

 

VENTI▪️ITNEV/diMAN : Il Museo D’Arte della Provincia di Nuoro celebra il ventennale.

Una struttura urbana di una certa intensità, aumenta prestigio e credibilità  se predispone di uno spazio per un’istituzione museale. Un luogo non solo depositario di memoria  ma centro di riflessione diacronica, in cui si giunga a nuovi percorsi interpretativi con letture diversificate e attraverso linguaggi artistici ancorati ad epoche differenti. Altresì, che sviluppi i contenuti in modo chiaro da indurre l’uomo contemporaneo ad affinare il proprio gusto estetico e migliorare l’approccio critico verso la realtà, in un’ottica pedagogico-comunicativa.

Un museo, per essere credibile, deve sapersi imporre come voce culturale anche per incrementare l’afflusso di visitatori. Oltre a focalizzarsi sulla qualità dei contenuti, deve essere supportato da un’efficiente organizzazione affidata ad un curatore, relativamente alla parte manageriale più articolata e complessa, che pianifichi eventuali acquisizioni ed esposizioni, proponendo nuovi linguaggi visivi da suscitare interesse e attrarre la sfera emotiva dei fruitori. Un po’ come lo stupore di Alice nel suo meraviglioso paese, di cui tutti conosciamo la storia.

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Attuale sede museale MAN – Courtesy ©️Sardegnaturismo.it

Oggi possiamo dire che l’ottimo lavoro dei curatori, nella direzione del MAN – il MUSEO d’ARTE Provincia NUORO  dal 1999 fino al 2019 è stato determinante per creare uno tra i più importanti riferimenti culturali, non solo per i sardi. Con uno sguardo di sintesi ai due decenni è possibile intravvedere i principi del loro agire: la passione per l’arte, le loro conoscenze, la loro capacità interpretativa e di valorizzazione delle esposizioni proposte, la costante presenza e coinvolgimento del territorio, lo sviluppo di un laboratorio didattico per i più piccini. V E N T A N N I /diMAN sono stati un’intensa attività febbrile, incalzante, propositiva, molto coinvolgente. Tante le mostre presentate ne ricorderò solo alcune per evidenziare la qualità espositiva di un museo “periferico” , che ha mostrato di avere carattere e sapersi imporre come secondo museo di arte moderna e contemporanea più importante del Sud Italia, dopo il MADRE di Napoli.

 

 

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Allestimento La Bohéme – Credit ©️Donato Tore Courtesy MAN, 2018

Ricordo la mostra di successo di “Vivian Maier. Street Photographer” 2015 [in Italia, prima struttura museale ad esporre le sue fotografie] tata/fotografa scoperta casualmente, che aveva fatto della sua passione il fine della sua esistenza; “Paul Klee e l’animismo” 2016; la mostra “Radicale-soggettivo” 2016 con le opere dell’espressionismo tedesco dalla prestigiosa collezione dell’Osthaus Museum di Hagen; “Berenice Abbott Topographies” 2017; “Robert Capa. Una vita leggermente fuori fuoco” 2014; “La Bohème. Henri de Toulouse-Lautrec e i maestri di Montmartre” 2018; “L’amore al tempo della rivoluzione. Coppie dell’avanguardia Russa” 2017. Infine cito  le ultime esposizioni in mostra fino al 3 Marzo 2019,  che propongono linguaggi visivi per significative riflessioni in cui si respira una “weltanschauung” oltre confine : “Sabir” di Dor Guez, O Youth and Beauty!” di Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann e “Sogno d’oltremare” di François-Xavier Gbré.

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Allestimento Maria Lai. Ricucire il mondo, 2016 – Courtesy ©️Pierluigi Dessì 

Nella sua costante ricerca di nuovi linguaggi espressivi, il MAN ha mostrato particolare attenzione verso artisti sardi sempre più apprezzati dalla critica per espressività originale e significati. Vorrei poterli ricordare tutti, perché la nostra terra vivifica l’arte,  la rende viva in tantissimi segni e idee. Incroci dove il pensiero si riplasma di/verso, altro, ne cito solo alcuni : Vincenzo Satta con la mostra “Lieve”, Christian Chironi in “Open”, Rossana RossiTestimonianze”.

Ma i ricordi, e non solo, affioreranno durante le celebrazioni per il V E N T E N N A L E / diMAN, da venerdì  8 a domenica 10 febbraio 2019 sono previste tre giornate di eventi significativi in cui, con uno sguardo al passato ma proiettato verso una progettazione futura, si rivisiterà il percorso evolutivo di questa istituzione.

Inoltre, sarà possibile accedere allo storico palazzo di Piazza Satta, attualmente in fase di avvio restauro con progetto dell’architetto Lorenzo Marratzu, che diverrà il nuovo spazio espositivo recentemente acquisito dal museo. Il nuovo stabile ospiterà le mostre temporanee e gli uffici del personale. Solo per il V E N T E N N A L E sarà possibile assistere ad una suggestiva installazione prodotta e ideata dallo Studio INOKE di Nuoro. In forma di racconto multimediale i visitatori saranno guidati alla scoperta del futuro allestimento.

In un altro percorso espositivo si ripercorrono i V E N T A N N I / diMan attraverso inviti, cartoline, materiali video, fotografie, manifesti che l’artista di San Gavino Monreale Daniela Frongia “imbastisce” con il suo linguaggio introspettivo, trasformando lo spazio preposto per l’installazione in una “Wunderkammer” : una camera delle meraviglie o scrigno di tesori che destano stupore, che illuminano sui significati divenuti tracce/[oggetti] del nostro esistere.

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Allestimento mostra “Roman Signer” 2016 – Courtesy ©️ Confinivisivi.

Infine, si potrà vedere la collezione permanente che non era possibile visionare per mancanza di spazi espositivi. Opere che esprimono i linguaggi espressivi di artisti sardi dall’inizio del ‘900 fino ai giorni d’oggi: Antonio Ballero, Costantino Nivola, Francesco Ciusa, Maria Lai, Mauro Manca solo per citarne alcuni. Diceva Sant’Agostino “Se il futuro e il passato esistono voglio sapere dove sono. […] Dovunque siano e qualunque cosa siano, non sono se non presenti”. La tradizione è nella nostra contemporaneità. Solo da quei concetti possiamo comprendere i linguaggi attuali nel loro evolversi.

Oggi il MAN continua nella sua ricerca di nuove e creative espressioni, verso nuove acquisizioni con una un’attenzione costante ai linguaggi contemporanei anche in ambito internazionale. È questo che ha sempre contraddistinto l’istituzione museale oltre ai programmi didattici, visite guidate ed eventi. “Un viaggio di conoscenza” attraverso le varie esperienze artistiche, riflesso dei tempi,  legate a quel dinamismo che anima il cammino dell’uomo.

Non ci resta che augurare lunga vita al MAN perché indirettamente è la “nostra” vita.

©️Lycia Mele Ligios 2019

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Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
Orario 10 – 19 | Lunedì chiuso

 

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Allestimento mostra Alberto Giacometti 2014 – Courtesy ©️Curatedart

English version

An urban structure of a certain intensity develops prestige and credibility if it predisposes a space for a museum institution. A place not only a depository of memory, but a center of diachronic reflection where new interpretative paths can be reached with diversified readings, through artistic languages anchored in different eras, defining the contents in a clear way to induce contemporary man to develop his own aesthetic taste and improve the critical approach to reality, from a pedagogical-communicative point of view.

A museum to be credible must know how to impose itself as a cultural voice also to increase the flow of museum visitors. In addition to focusing on the quality of contents, it must be supported by an efficient organization entrusted to a curator, in relation to the more complex managerial part, who plans possible acquisitions and exhibitions proposing new visual languages to arouse interest and attract the emotional sphere of museum’s visitors. As Alice’s amazement in her wonderful country, of which we all know the story.

Today we can say that the excellent work of the curators in the direction of MAN – the MUSEUM of ART Province of NUORO from 1999 until 2019, has been decisive to create one of the most important cultural references not only for the Sardinians. From a synthesis of the two decades it is possible to glimpse the principles of their actions: the passion for art, their knowledge, their ability to interpret and enhance the proposed exhibitions; the constant presence and involvement of the territory; the development of an educational workshop for children. V E N T A N N I / diMAN was an intense feverish, pressing, proactive, very engaging activity. Many exhibitions presented, I will remember only a few to highlight the quality of a “peripheral” museum exhibit that has shown to have character and know how to impose itself as the second most important museum of modern and contemporary art in Southern Italy, after the MADRE of Naples.

I remember a successful exhibition for the unusual story related to the casual rediscovery of a photographer / babysitter who had made of her passion the pourpose of her existence : “Vivian Maier. Street Photographer “[in Italy, the first museum structure that exhibited his photographs]; “Paul Klee and animism”; the “Radical-subjective” exhibition with the works of Expressionism from the prestigious Ostahus Museum collection inu Hagen, “Berenice Abbott Topographies”, “Robert Capa. A life slightly out of focus”; Bohème, Henri de Toulouse-Lautrec and the Masters of Montmartre “; “Love at the time of the revolution, couples of the Russian avant-garde”. Finally I can not avoid mentioning the last exhibitions, on display until March 3, 2019, which offer visual languages ​​for significant reflections, in which there are a “weltanschauung” across the border: Dor Guez’s “Sabir”, “O Youth and Beauty!” by Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann, and “Sogno d’oltremare” by François-Xavier Gbré.

In its constant search for new expressive languages, MAN has shown particular attention towards Sardinian artists increasingly appreciated by international critics for their original expressiveness, full of meaning. I wish I could remember them all, because our earth vivifies art. It makes you alive, in so many signs, ideas. Crossroads where the thought is replaced of / towards, other. As the words here are a constraint let me remember Vincenzo Satta with the exhibition “Lieve”, Christian Chironi in “Open”, Rossana Rossi “Testimonials”.

But the memories, and not only that, will surface during the three days of celebrations for the TWENTY YEAR / diMAN from Friday 8 to Sunday 10 February 2019, there will be three days of significant events in which, with a look to the past but projected towards a future planning , the evolutionary path of this institution will be revisited.

In addition, it will be possible to access the historic building of Piazza Satta, currently undergoing restoration with a project by architect Lorenzo Marratzu, which will become the new exhibition space recently acquired by the museum. The new building will host temporary exhibitions and staff offices. Only for the V E N T E N N A L E will be possible to attend a suggestive installation produced and designed by the INOKE Studio in Nuoro. In the form of a multimedia and multi-sensory story, visitors will be guided to the discovery of the future set-up.

In another exhibit itinerary, the V E N T A N N I / diMAN are retraced through invitations, postcards, video materials, photographs, posters that the artist of San Gavino Monreale Daniela Frongia “bases” with her introspective language, transforming the space required for installation in a “Wunderkammer”: a chamber of wonders or treasure chest that arouses amazement, which illuminates the meanings that have become traces / objects of our existence.

Finally, the permanent collection will be exhibited, which could not be viewed due to lack of exhibition space. Works expressing the visuals languages ​​of Sardinian artists from the beginning of the 20th century up to the present day: Antonio Ballero, Costantino Nivola, Francesco Ciusa, Maria Lai, Mauro Manca just to name a few. St. Augustine used to say “If the future and the past exist, I want to know where I am. Wherever they are and whatever they are they are not, if not present. “Tradition is in our contemporaneity. Only by those concepts can we understand the current languages ​​in their evolution.

Today the MAN continues in its search for new and creative expressions, towards new acquisitions with a constant attention to contemporary languages ​​also in the international field. This is what has distinguished the museum institution in addition to educational programs, guided tours, events. “A journey of knowledge” through the various artistic experiences, a reflection of the times and linked to the dynamism that characterizes the life of man on earth.

We just have to wish MAN a long life because it is indirectly “our” life.

©️Lycia Mele Ligios 2019