A Nuoro per ISREAL 2019, il regista vincitore del David di Donatello, ROBERTO MINERVINI

 

In questi giorni a Nuoro,  l’ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico con il suo direttore artistico Alessandro Stellino –  promuove in collaborazione con SIEFF – Sardinia International Ethnographic Film Festival – ed insieme ai contributi della Fondazione Sardegna Film Commission e della Fondazione Sardegna la quarta edizione di un importante rassegna di docu-film di autore ISREAL – Festival di cinema del reale che ha come tema: sguardi sul Mediterraneo.

All’Auditorium Giovanni Lilliu fino al 12 maggio saranno proiettati circa una trentina di film, opere realizzate nell’area del bacino del Mediterraneo, di cui 9 film – che participano al concorso legato all’evento –  rappresentano le nostre tradizioni e le trasformazioni sociali, un presente contemporaneo con percorsi evolutivi indissolubili dalla nostra identità.

Non ci si focalizza solo sulla Sardegna o sull’Europa, ma con un più ampio respiro, si volge lo sguardo anche all’altra parte del mondo. 

E con la presenza di Roberto Minervini, pluripremiato regista, vincitore del David di Donatello (2014) si guarda agli Stati Uniti, che attualmente con la presidenza di Trump vivono un clima di incessanti cambiamenti socio-economici con una recrudescenza dei fenomeni razziali.

 

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La città di Nuoro propone questo festival in cui si riafferma il principio posto nello statuto dell’ISRE ovvero quello di creare ponti, abbattere barriere, al fine di costruire e condividere conoscenze, nuovi sguardi orientati verso una crescita di consapevolezza etica, verso  un  futuro credibile, migliore.

Sul sito IsReal è possibile scaricare il programma e l’interessante catalogo.

©lyciameleligios


English Version

In these days in Nuoro the ISRE – Regional Ethnographic Higher Institute  with its artistic director Alessandro Stellino – promotes in collaboration with SIEFF – Sardinia International Ethnographic Film Festival – and the contributions of the Sardinia Film Commission Foundation and the Sardinia Foundation the fourth edition of an important review of docu-films  IsReal  – Film festival of the real which has as its theme: looks on the Mediterranean.

At the Giovanni Lilliu Auditorium until May 12, around thirty films will be screened, works created in the Mediterranean area, of which 9 films – which participate in the contest linked to the event – represent our traditions and social transformations, a contemporary present with indissoluble evolutionary paths from our identity.

We don’t just focus on Sardinia or Europe, but with a broader focus, we also look to the other side of the world. And with the presence of Roberto Minervini, award-winning director, winner of the David di Donatello (2014), the United States is looked at, which currently with the presidency of Trump live a climate of incessant socio-economic changes with a resurgence of racial phenomena.

Nuoro’s city proposes this festival which reaffirms the principle set in the statute of the ISRE: to create bridges, break down barriers in order to build and share knowledge, new looks oriented towards an increase in ethical awareness, towards a  credible and better future.

On the site it is possible to download the interesting and curated catalog and the program of the days.

Il profeta della modernità in mostra al MAN di Nuoro: Pierre Puvis De Chavannes

Dopo le celebrazioni per i  vent’anni  della fondazione – che in soli tre giorni hanno registrato oltre 1000 visitatori, – il Museo MAN propone tre  percorsi per la nuova stagione espositiva dal  15 marzo al 9 giugno 2019: una preziosa retrospettiva del grande artista francese del 1800, Pierre Puvis de ChavannesAllori senza fronde”; una mostra dal titolo “Personnages” su un’artista palestinese, amica del grande astrattista Mark Tobey, Maliheh Afnan,  in Italia poco conosciuta che libera significati di universalità, dignità e memoria storica,  un linguaggio visivo, oserei grafico,  dalle tonalità argillose,  bruciate, volti con tratti deformi,  misteriosi, molto espressivi di una sofferenza patita, resa da segni, linee quasi  spezzate che ricordano il dramma della diaspora subita;  infine “Il segno e l’idea”, l’esposizione di alcune opere, dell’inizio ′900, di alcuni artisti sardi della Collezione Permanente del MAN.

I curatori delle mostre sono, oltre al direttore Luigi FassiAlberto Salvadori, storico e critico d’arte,  per l’allestimento “Allori senza fronde” ed Emanuela Manca storica dell’arte del MAN per “Il Segno e l’idea”.

Ogni mostra rimanda a tracce del nostro passato tra riflessi di radici mediterranee, sfumature di intensità espressiva e segni che illuminano percorsi futuri. Ma ho deciso di scrivere tre articoli differenti pur nella consapevolezza che siano da considerare un unicum espositivo.

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Sottobosco c.a. 1870 – 1890 Courtesy Michael Werner Gallery

Avere in Sardegna una mostra del grande artista francese Pierre Puvis De Chavannes (1824-1898) é un evento straordinario per la rarità delle sue piccole opere, per il carattere didattico e antesignano delle stesse, presenti in mostra e soprattutto per aspetti figurativi e talvolta astratti riscontrabili in certi linguaggi visivi moderni e contemporanei.  Molti artisti, infatti, hanno attinto dal maestro tecniche, cromatismi, stesura colore, campiture.  Se andrete a vedere la mostra sarà divertente riconoscere  echi di Picasso, Gauguin, MatisseBalthus e altri artisti del ′900.

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Le Revermont c.a. 1870 – 1890 Courtesy Michael Werner Gallery

Purtroppo é ancora poco conosciuto e, nei testi scolastici, marginale. In Italia l’ultima sua mostra fu realizzata a Venezia nel 2002.  Forse perché il suo nome é legato a grandi opere murali che gli venivano commissionate per istituzioni,  musei e biblioteche, a Lione, Parigi, Marsiglia, ma anche all’estero, a Boston nella Public Library? Oppure  a tele singole ma sempre di grandi dimensioni? O per il suo antiaccademismo, anzi oserei anti ‘ismo’ in genere? Puvis De Chavannes è sempre stato un artista indipendente e coerente con il suo pensiero. Qui risiede quell’unicità e libertà della sua arte che svuota il significato del tempo ma acquisisce forza nell’applicazione e nello studio febbrile. Il suo amore per la pittura era quasi una devozione, come si evince dalle opere in mostra, instancabile e fedele alla ricerca della pura bellezza ed espressività con il colore.

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Bozzetto per lo sfondo di Visioni Antiche, 1884 – 1885Courtesy Michael Werner Gallery

Si avvicinò al mondo dell’arte in modo casuale. Nato a Lione nel 1824, il padre avrebbe desiderato che diventasse ingegnere come lui. Ma inseguito ad alcuni viaggi in Italia, venendo a contatto con gli artisti fiorentini del trecento, del quattrocento, i veneti del cinquecento, Raffaello, i seicentisti, iniziò ad apprezzare la bellezza dell’espressione artistica. Ciò lo spinse ad abbandonare gli studi per dedicarsi completamente all’arte. Fece un secondo viaggio in Italia per  studiare e  approfondire  le tecniche pittoriche, sempre più coinvolto emotivamente dal contemplare i grandi affreschi di Giotto e Piero della Francesca. Rientrato in Francia fu allievo presso gli atelier di vari artisti tra i quali Henri Scheffer, Eugène Delacroix e Thomas Couture ma sempre insofferente. Aveva le sue idee e le indicazioni degli altri non le tollerava. Si dice che con Delacroix spesso discutessero di questioni inerenti alle scelte cromatiche. Puvis amava utilizzare cromatismi tenui, eterei, diafani mentre Deloicroix amava i colori accesi, brillanti, forti e decisi. Alla fine continuò i suoi studi all’École des Beaux Art. Ma ebbe difficoltà ad inserirsi nel mondo artistico del periodo, per uno stile e linguaggio espressivo personale, distante dai canoni imposti dall’Académie française, peraltro molto rigidi. La sua futura moglie, la principessa Cantacouzène riconobbe che aveva del talento e lo aiutò ad affermarsi come artista.

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Schizzo per Il tagliapietra, 1892  – Courtesy Michael Werner Gallery

Iniziò a realizzare grandi opere murali legate a tematiche sociali del periodo storico in cui viveva – la  guerra, la pace, il lavoro. – In un secondo periodo invece, le opere diminuiscono le dimensioni e ciò che viene ritratto sembra ascriversi al di fuori di ogni sfumatura temporale. Si respira una sorta d’immobilismo in presenza di paesaggi bucolici. Quasi una “via di fuga” l’asimetria con rime armoniche e il recupero di una tradizione classica legata alla bellezza, alla purezza, all’eternità. Meno tematiche nazionaliste, ma schemi strutturali che esprimono una sospensione dello scorrere del tempo.

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Rivage, 1870 – 1890 – Courtesy Michael Werner Gallery

Le opere in mostra sono circa una novantina e comprendono disegni, schizzi, bozzetti, oli e acquarelli. Provengono da collezioni pubbliche e private internazionali. Hanno un valore  inestimabile perché ci aiutano a comprendere come il grande Puvis De Chavannes realizzasse le sue opere.  Un po’ stramare il tessuto, per capire la disposizione dei punti e fissarlo nella bellezza di uno studio o di un’intuizione. Vedere il grande talento nella resa finale dell’opera e quindi la capacità di integrarle in un opera architettonica in modo armonioso, che non appesantisse la struttura, che evidenziano una preparazione accurata  e meticolosa e  anche la libertà alla quale l’artista ha sempre aspirato nel realizzare opere su commissione. Era un uomo amato e stimato, molto disponibile con i suoi allievi ai quali insegnava a scrutare la “bellezza nell’anima delle cose”.

Tante le opere che preannunciano correnti più contemporanee quando il disegno scompare e appare il gioco del colore, quei cromatismi che danno forza espressiva. Oppure alcuni volti interpretati soggettivamente e altri che sfiorano un delicato realismo. Le figure solide si staccano da  campiture dense, opache forse di evocazione neobizantina. Una mostra che é una scoperta anzi riscoperta di un’artista dall’animo sensibile e, per utilizzare un verso di Emily Dickinson,  ‘un’anima al cospetto di sé stessa finita infinità’  che ha dato volto al tempo sospeso intriso di solitudini e malinconie. Nostalgia di un passato, dove bellezza è luce d’infinito.

Guazzo per Porta d’Oriente a Marsiglia 1868 – 1870 Courtesy Michael Werner Gallery

Eccellente il format editoriale del catalogo monografico  – dal color  rosa pallido gessoso amato dal maestro De Chavannes – impreziosito dalla cura delle descrizioni  e dalle bellissime ed intense riproduzioni delle opere, edito dal Museo MAN  in collaborazione con Michael Werner, con testi di Louise D’Argencourt,  Bertrand Puvis de Chavannes  e dei curatori, Alberto Salvadori e Luigi Fassi. Un vero gioiello!

©Lycia Mele Ligios

MAN – Museo D’Arte della Provincia di Nuoro

Via Sebastiano Satta 27, Nuoro

Orario continuato: 10 – 19 | lunedì chiuso

 

Il Museo MAN residenza di artisti: dal Regno Unito per raccontare il Carnevale di Barbagia

L’arte crea ponti ma anche originali contaminazioni. Nuovi sguardi verso cose o situazioni a cui la quotidianità spesso non dà risalto. Sguardi che sembrano nascondersi per il ripetersi consuetudinario. Ma un artista che ha affinato linguaggi e sensibilità riesce a risvegliare, a “trasfigurare” quel mondo e mostrarlo sotto luci differenti, apparentemente diverse, che inducono a nuove interpretazioni, nuove indagini, nuove rivelazioni.

IMG_0928Gli artisti in visita al museo MAN di Nuoro con il Direttore Luigi Fassi
photo ©Barbara Pau

In un clima di ricerca, di approfondimenti orientati verso nuovi linguaggi artistici, nel mese di gennaio 2019, sono giunti nell’isola sei giovani artisti e filmmaker selezionati da FLAMIN – acronimo per Film London Artists Moving Image Network – nell’ambito dei progetti di residenza per artisti del Museo MAN e della Fondazione Sardegna Film Commission.

«La Sardegna è terra di ricerca e produzione, luogo magico capace di ispirare il lavoro degli artisti. Quando questi incontrano le nostre comunità, scoprono il patrimonio culturale e paesaggistico dell’isola e organicamente acquisiscono lo spirito di libertà e sacralità che è nel nostro DNA» afferma Nevina Sattadirettrice della Sardegna Film Commission – «Abbiamo rinnovato la collaborazione con il Museo MAN affiancando in autunno l’artista franco-ivoriano François-Xavier Gbré nel viaggio di ricerca sulla distopica relazione tra natura e modernità nell’isola. Ora, questa residenza induce ben sei nuovi sguardi a sostenere il racconto della tradizione più celebrata e nota, quella del Carnevale di Barbagia, avviando il programma di sperimentazione audiovisiva transmediale al confine fra arti visive e cinema, grazie alla partnership già in corso con la Film Commission di Londra. Creiamo così occasioni di formazione e produzione per il comparto dell’audiovisivo dell’isola e dopo questa prima fase che vede la presenza in Barbagia di artisti internazionali, seguirà un training di specializzazione in UK per un gruppo di video-artisti residenti in Sardegna».

Luigi Fassi, direttore del Museo MAN, sottolinea l’importanza del «progetto internazionale a lungo termine che rientra nelle intenzioni del MAN per rafforzare il proprio ruolo istituzionale di accompagnamento al lavoro degli artisti. Processi di internazionalizzazione mediante residenzialità e coinvolgimento di artisti, in termini di ricerca e produzione nel territorio regionale, hanno un ruolo crescente nell’attuale attività del MAN e questa partnership è un modello di lavoro esemplare di tale volontà operativa».

Anche la Film London con Maggie Ellis, responsabile della sezione Artists’ Moving Image evidenzia il ruolo di supporto della Sardegna Film Commission e del MAN per questi giovani artisti. Un supporto che li aiuterà a crescere e a maturare a livello professionale, non solo per ciò che concerne l’evoluzione del loro linguaggio artistico, offrendo loro una pluralità di esperienze qui nell’isola.

Ecco le sue parole a proposito del progetto sulla residenzialità e della preziosa collaborazione: «Le residenze artistiche sono spesso pensate come attività solitarie, per questo siamo lieti di riunire tutti e sei gli artisti con cui abbiamo lavorato quest’anno per partecipare a questa opportunità unica generosamente offerta dalla Sardegna Film Commission. La residenza darà loro la possibilità di espandere le proprie reti internazionali, confrontarsi con storie e luoghi sconosciuti e crescere professionalmente grazie alle partnership con la Sardegna Film Commission e il Museo MAN. Come il Regno Unito, la Sardegna è una piccola isola in cui le questioni che affliggono oggi l’Europa sono inevitabilmente presenti: questi artisti sono in una posizione perfetta per decostruire questa narrazione, superare le differenze e immaginare nuovi modi per andare avanti».

gli artisti ospiti del Museo MAN Courtesy FLAMIN

Graeme Arnfield, Calum Bowden, Rosie Carr, Callum Hill, Onyeka Igwe e Kristina Pulejkova sono i sei giovani residenti. Nel mese di gennaio hanno vissuto i primi riti del Carnevale barbaricino con i suggestivi fuochi di Sant’Antonio a Mamoiada.

Arrivati in Sardegna hanno visitato i territori, le comunità, il MAN, il Museo Etnografico Sardo e l’Archivio di stato di Nuoro. Successivamente hanno partecipato ai vari riti segnati da intensi momenti come la vestizione dei mamuthones e issohadores, maschere tipiche del carnevale barbaricino.

Il 27 febbraio sono ritornati nell’isola una seconda volta. Ora potranno raccogliere suggestioni degli antichi riti propiziatori o di liberazione del Carnevale nelle seguenti comunità di Lula, Gavoi, Ovodda, Orotelli, Ottana, Orani e Bosa. Infine prima della loro partenza, il 16 marzo 2019, verrà allestita una mostra con le loro opere. Un momento di condivisione con l’intera comunità che li ha ospitati.

La Sardegna continua ad esser fonte d’ispirazione con la bellezza dei luoghi e con i suoi antichi rituali. Cogliere le tradizioni con una sensibilità artistica è come se si volesse “vivificarle” nel fluire del tempo e, rese eterne contemporanee, fissarle sul fondo dell’anima.

 

©️LML

Olbia, 03 marzo 2019.

VENTI▪️ITNEV/diMAN : Il Museo D’Arte della Provincia di Nuoro celebra il ventennale.

Una struttura urbana di una certa intensità, aumenta prestigio e credibilità  se predispone di uno spazio per un’istituzione museale. Un luogo non solo depositario di memoria  ma centro di riflessione diacronica, in cui si giunga a nuovi percorsi interpretativi con letture diversificate e attraverso linguaggi artistici ancorati ad epoche differenti. Altresì, che sviluppi i contenuti in modo chiaro da indurre l’uomo contemporaneo ad affinare il proprio gusto estetico e migliorare l’approccio critico verso la realtà, in un’ottica pedagogico-comunicativa.

Un museo, per essere credibile, deve sapersi imporre come voce culturale anche per incrementare l’afflusso di visitatori. Oltre a focalizzarsi sulla qualità dei contenuti, deve essere supportato da un’efficiente organizzazione affidata ad un curatore, relativamente alla parte manageriale più articolata e complessa, che pianifichi eventuali acquisizioni ed esposizioni, proponendo nuovi linguaggi visivi da suscitare interesse e attrarre la sfera emotiva dei fruitori. Un po’ come lo stupore di Alice nel suo meraviglioso paese, di cui tutti conosciamo la storia.

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Attuale sede museale MAN – Courtesy ©️Sardegnaturismo.it

Oggi possiamo dire che l’ottimo lavoro dei curatori, nella direzione del MAN – il MUSEO d’ARTE Provincia NUORO  dal 1999 fino al 2019 è stato determinante per creare uno tra i più importanti riferimenti culturali, non solo per i sardi. Con uno sguardo di sintesi ai due decenni è possibile intravvedere i principi del loro agire: la passione per l’arte, le loro conoscenze, la loro capacità interpretativa e di valorizzazione delle esposizioni proposte, la costante presenza e coinvolgimento del territorio, lo sviluppo di un laboratorio didattico per i più piccini. V E N T A N N I /diMAN sono stati un’intensa attività febbrile, incalzante, propositiva, molto coinvolgente. Tante le mostre presentate ne ricorderò solo alcune per evidenziare la qualità espositiva di un museo “periferico” , che ha mostrato di avere carattere e sapersi imporre come secondo museo di arte moderna e contemporanea più importante del Sud Italia, dopo il MADRE di Napoli.

 

 

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Allestimento La Bohéme – Credit ©️Donato Tore Courtesy MAN, 2018

Ricordo la mostra di successo di “Vivian Maier. Street Photographer” 2015 [in Italia, prima struttura museale ad esporre le sue fotografie] tata/fotografa scoperta casualmente, che aveva fatto della sua passione il fine della sua esistenza; “Paul Klee e l’animismo” 2016; la mostra “Radicale-soggettivo” 2016 con le opere dell’espressionismo tedesco dalla prestigiosa collezione dell’Osthaus Museum di Hagen; “Berenice Abbott Topographies” 2017; “Robert Capa. Una vita leggermente fuori fuoco” 2014; “La Bohème. Henri de Toulouse-Lautrec e i maestri di Montmartre” 2018; “L’amore al tempo della rivoluzione. Coppie dell’avanguardia Russa” 2017. Infine cito  le ultime esposizioni in mostra fino al 3 Marzo 2019,  che propongono linguaggi visivi per significative riflessioni in cui si respira una “weltanschauung” oltre confine : “Sabir” di Dor Guez, O Youth and Beauty!” di Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann e “Sogno d’oltremare” di François-Xavier Gbré.

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Allestimento Maria Lai. Ricucire il mondo, 2016 – Courtesy ©️Pierluigi Dessì 

Nella sua costante ricerca di nuovi linguaggi espressivi, il MAN ha mostrato particolare attenzione verso artisti sardi sempre più apprezzati dalla critica per espressività originale e significati. Vorrei poterli ricordare tutti, perché la nostra terra vivifica l’arte,  la rende viva in tantissimi segni e idee. Incroci dove il pensiero si riplasma di/verso, altro, ne cito solo alcuni : Vincenzo Satta con la mostra “Lieve”, Christian Chironi in “Open”, Rossana RossiTestimonianze”.

Ma i ricordi, e non solo, affioreranno durante le celebrazioni per il V E N T E N N A L E / diMAN, da venerdì  8 a domenica 10 febbraio 2019 sono previste tre giornate di eventi significativi in cui, con uno sguardo al passato ma proiettato verso una progettazione futura, si rivisiterà il percorso evolutivo di questa istituzione.

Inoltre, sarà possibile accedere allo storico palazzo di Piazza Satta, attualmente in fase di avvio restauro con progetto dell’architetto Lorenzo Marratzu, che diverrà il nuovo spazio espositivo recentemente acquisito dal museo. Il nuovo stabile ospiterà le mostre temporanee e gli uffici del personale. Solo per il V E N T E N N A L E sarà possibile assistere ad una suggestiva installazione prodotta e ideata dallo Studio INOKE di Nuoro. In forma di racconto multimediale i visitatori saranno guidati alla scoperta del futuro allestimento.

In un altro percorso espositivo si ripercorrono i V E N T A N N I / diMan attraverso inviti, cartoline, materiali video, fotografie, manifesti che l’artista di San Gavino Monreale Daniela Frongia “imbastisce” con il suo linguaggio introspettivo, trasformando lo spazio preposto per l’installazione in una “Wunderkammer” : una camera delle meraviglie o scrigno di tesori che destano stupore, che illuminano sui significati divenuti tracce/[oggetti] del nostro esistere.

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Allestimento mostra “Roman Signer” 2016 – Courtesy ©️ Confinivisivi.

Infine, si potrà vedere la collezione permanente che non era possibile visionare per mancanza di spazi espositivi. Opere che esprimono i linguaggi espressivi di artisti sardi dall’inizio del ‘900 fino ai giorni d’oggi: Antonio Ballero, Costantino Nivola, Francesco Ciusa, Maria Lai, Mauro Manca solo per citarne alcuni. Diceva Sant’Agostino “Se il futuro e il passato esistono voglio sapere dove sono. […] Dovunque siano e qualunque cosa siano, non sono se non presenti”. La tradizione è nella nostra contemporaneità. Solo da quei concetti possiamo comprendere i linguaggi attuali nel loro evolversi.

Oggi il MAN continua nella sua ricerca di nuove e creative espressioni, verso nuove acquisizioni con una un’attenzione costante ai linguaggi contemporanei anche in ambito internazionale. È questo che ha sempre contraddistinto l’istituzione museale oltre ai programmi didattici, visite guidate ed eventi. “Un viaggio di conoscenza” attraverso le varie esperienze artistiche, riflesso dei tempi,  legate a quel dinamismo che anima il cammino dell’uomo.

Non ci resta che augurare lunga vita al MAN perché indirettamente è la “nostra” vita.

©️Lycia Mele Ligios 2019

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Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
Orario 10 – 19 | Lunedì chiuso

 

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Allestimento mostra Alberto Giacometti 2014 – Courtesy ©️Curatedart

English version

An urban structure of a certain intensity develops prestige and credibility if it predisposes a space for a museum institution. A place not only a depository of memory, but a center of diachronic reflection where new interpretative paths can be reached with diversified readings, through artistic languages anchored in different eras, defining the contents in a clear way to induce contemporary man to develop his own aesthetic taste and improve the critical approach to reality, from a pedagogical-communicative point of view.

A museum to be credible must know how to impose itself as a cultural voice also to increase the flow of museum visitors. In addition to focusing on the quality of contents, it must be supported by an efficient organization entrusted to a curator, in relation to the more complex managerial part, who plans possible acquisitions and exhibitions proposing new visual languages to arouse interest and attract the emotional sphere of museum’s visitors. As Alice’s amazement in her wonderful country, of which we all know the story.

Today we can say that the excellent work of the curators in the direction of MAN – the MUSEUM of ART Province of NUORO from 1999 until 2019, has been decisive to create one of the most important cultural references not only for the Sardinians. From a synthesis of the two decades it is possible to glimpse the principles of their actions: the passion for art, their knowledge, their ability to interpret and enhance the proposed exhibitions; the constant presence and involvement of the territory; the development of an educational workshop for children. V E N T A N N I / diMAN was an intense feverish, pressing, proactive, very engaging activity. Many exhibitions presented, I will remember only a few to highlight the quality of a “peripheral” museum exhibit that has shown to have character and know how to impose itself as the second most important museum of modern and contemporary art in Southern Italy, after the MADRE of Naples.

I remember a successful exhibition for the unusual story related to the casual rediscovery of a photographer / babysitter who had made of her passion the pourpose of her existence : “Vivian Maier. Street Photographer “[in Italy, the first museum structure that exhibited his photographs]; “Paul Klee and animism”; the “Radical-subjective” exhibition with the works of Expressionism from the prestigious Ostahus Museum collection inu Hagen, “Berenice Abbott Topographies”, “Robert Capa. A life slightly out of focus”; Bohème, Henri de Toulouse-Lautrec and the Masters of Montmartre “; “Love at the time of the revolution, couples of the Russian avant-garde”. Finally I can not avoid mentioning the last exhibitions, on display until March 3, 2019, which offer visual languages ​​for significant reflections, in which there are a “weltanschauung” across the border: Dor Guez’s “Sabir”, “O Youth and Beauty!” by Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann, and “Sogno d’oltremare” by François-Xavier Gbré.

In its constant search for new expressive languages, MAN has shown particular attention towards Sardinian artists increasingly appreciated by international critics for their original expressiveness, full of meaning. I wish I could remember them all, because our earth vivifies art. It makes you alive, in so many signs, ideas. Crossroads where the thought is replaced of / towards, other. As the words here are a constraint let me remember Vincenzo Satta with the exhibition “Lieve”, Christian Chironi in “Open”, Rossana Rossi “Testimonials”.

But the memories, and not only that, will surface during the three days of celebrations for the TWENTY YEAR / diMAN from Friday 8 to Sunday 10 February 2019, there will be three days of significant events in which, with a look to the past but projected towards a future planning , the evolutionary path of this institution will be revisited.

In addition, it will be possible to access the historic building of Piazza Satta, currently undergoing restoration with a project by architect Lorenzo Marratzu, which will become the new exhibition space recently acquired by the museum. The new building will host temporary exhibitions and staff offices. Only for the V E N T E N N A L E will be possible to attend a suggestive installation produced and designed by the INOKE Studio in Nuoro. In the form of a multimedia and multi-sensory story, visitors will be guided to the discovery of the future set-up.

In another exhibit itinerary, the V E N T A N N I / diMAN are retraced through invitations, postcards, video materials, photographs, posters that the artist of San Gavino Monreale Daniela Frongia “bases” with her introspective language, transforming the space required for installation in a “Wunderkammer”: a chamber of wonders or treasure chest that arouses amazement, which illuminates the meanings that have become traces / objects of our existence.

Finally, the permanent collection will be exhibited, which could not be viewed due to lack of exhibition space. Works expressing the visuals languages ​​of Sardinian artists from the beginning of the 20th century up to the present day: Antonio Ballero, Costantino Nivola, Francesco Ciusa, Maria Lai, Mauro Manca just to name a few. St. Augustine used to say “If the future and the past exist, I want to know where I am. Wherever they are and whatever they are they are not, if not present. “Tradition is in our contemporaneity. Only by those concepts can we understand the current languages ​​in their evolution.

Today the MAN continues in its search for new and creative expressions, towards new acquisitions with a constant attention to contemporary languages ​​also in the international field. This is what has distinguished the museum institution in addition to educational programs, guided tours, events. “A journey of knowledge” through the various artistic experiences, a reflection of the times and linked to the dynamism that characterizes the life of man on earth.

We just have to wish MAN a long life because it is indirectly “our” life.

©️Lycia Mele Ligios 2019

Angelo Lauria : le “impressioni” di un fotografo

Sono una lastra fotografica
impressionabile all’infinito
Ogni dettaglio si stampa
dentro di me in un tutto.
 Pessoa

La Sardegna è un’isola che ammalia da sempre: sia per la sua natura incontaminata che per il suo mare cristallino con una varietà di colori e sfumature. In una sola parola è emozione. Riflette emozioni. Inoltre ha potere taumaturgico. Distende gli animi, rasserena menti. Si riscopre il valore del tempo. Dei ritmi di vita scanditi dal fluire del giorno. Gli istanti si dilatano. Le cose sembrano avere un proprio senso, una propria storia, se rapportate ad un inizio. Ad una fine. L’alba e il tramonto che danno ritmo all’agire. Dove la Storia e il Tempo non compaiono. E Tutto diviene contemporanea (com)presenza: Passato intriso di tradizioni e Presente. L’istante sospeso.

Angelo Lauria, Punta Molara Capo CodaCavallo

©Angelo Lauria, Punta MolaraCapo Coda Cavallo

Questa magia che attrae l’anima dei visitatori, crea una sorta di dipendenza. Infatti sempre più persone scelgono la Sardegna come luogo di vacanza e vi ritornano negli anni successivi. Alcuni abbandonano il “continente” per vivere definitivamente nell’isola. Tra questi ricordo il cantante Fabrizio De André che scelse di vivere insieme alla sua compagna Dori Ghezzi ai piedi del monte Limbara, nei pressi della città di Tempio Pausania. Luogo di silenzi e meditazione ma anche di “spuntini” condivisi con i locali. Fonti di ispirazione per le sue canzoni che integrato con lo studio del dialetto e delle tradizioni popolari gli permise di assimilare “l’anima gallurese”.

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©Angelo Lauria,  Cala Brandinchi [San Teodoro]

L’isola sembra esser vista come una grande madre, i cui teneri abbracci distendono, rasserenano, riconciliano. Donano energia. E’ il ritorno a casa di Ulisse dopo le peripezie del viaggio. È voler ricolmare i vuoti di frenetiche città che sfiancano, in cui l’individuo diviene forma plasmata da eventi. Dove l’interiorità viene triturata dai grimaldelli del tempo. Dove tante le strade offerte ma poche le verità autentiche.

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©Angelo Lauria, Capo Comino [Siniscola]

La Sardegna, faro luminoso che allontana dai pericoli e salva, ha incantato per i suoi colori, profumi e sapori un fotografo lombardo che, lasciata la terra ferma come il poeta De André ha deciso di vivere stabilmente nell’isola scegliendo di vivere nella campagna di Torpè, nei pressi di una località tra le più suggestive del nord Sardegna, Posada.

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Il suo nome è Angelo Lauria nato a Tripoli in Libia ma con un’isola nel cuore, la Sicilia, di cui erano originari i nonni. Negli anni dell’adolescenza si trasferisce con tutta la famiglia a Milano. E richiamato dalla semplicità e dalla straordinaria bellezza della natura, nella zona dei laghi, si trasferisce nei pressi del Lago di Varese.

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©Angelo Lauria, Airone Rosso [Lago di Varese]

I riflessi, i silenzi, la natura del luogo lo impressionano ed emozionano da sentire il desiderio di donare eternità all’istante sospeso in un fotogramma che continuerà a trasmettere emozioni.

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©Angelo Lauria,  Svasso [Lago di Varese]

E per scoprire questi luoghi incontaminati sceglie il Kayak. Mezzo che gli permette di  raggiungerli con facilità e immergersi in quei silenzi che fanno sfiorare l’eterno divenire.  Teso ad ascoltare i versi dei vari esemplari di fauna, i fruscii delle canne, i gorgoglii dell’acqua. Un orizzonte che ha dato senso alla sua vita. E le bellissime immagini raccolte hanno permesso la realizzazione della mostra “Il lago di Varese: Emozioni in kayak”, con la campagna di sensibilizzazione a salvaguardia della flora e fauna della zona lacustre, coinvolgendo scolaresche della zona.

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©Angelo Lauria, Cigni [Lago di Varese]

Intense e struggenti. Le fotografie commuovono per la loro bellezza. La natura si offre e dona. Una sintesi di quanto affermava il grande naturalista John Muir “In ogni passeggiata nella natura, l’uomo riceve molto più di ciò che cerca“. La natura ha permesso a Lauria di perfezionarsi nella tecnica e racconto fotografico.

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©Angelo Lauria, Tartaruga  e Folaga con i suoi piccoli [Lago di Varese]

Ma negli ultimi anni, quasi in segno di gratitudine verso la terra che lo ha adottato o forse per pura devozione, ha realizzato una serie di ritratti fotografici: volti di donne e uomini con il costume tradizionale, utilizzato nelle varie sagre o feste religiose che animano un’isola dove la tradizione, riscoperta e sostenuta negli ultimi decenni, da significato all’agire e ammalia. Come ad esempio rapiscono per rara bellezza i tessuti preziosi, i colori brillanti, i ricami e i decori sugli scialli. Superfici e forme che emettono sonorità. Melodie d’intensità.

DESULO

©Angelo Lauria Costume di Desulo

Seguire la tradizione è ricercare l’anima sarda e quell’elemento universale che caratterizza i sardi e che si riscopre nella bellezza, nelle forme e nel carattere. La bellezza eterna che traspare dalla perfezione e da un cromatismo armonico dei preziosi abiti ha colpito la sensibilità di Angelo Lauria. Alla bellezza della natura contrappone quella dei pregiati manufatti e dei volti alla ricerca di quello spirito di sardità che contraddistingue il sardo da qualsiasi connazionale.

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©Angelo Lauria, Costume di Osilo

Inizia a seguire le più importanti Sagre della Sardegna: la Sagra del Redentore, la Cavalcata Sarda, la Sagra di Sant’Efisio raccogliendo tantissimi scatti che dopo una attenta selezione sono esposti a Posada in una Mostra dal titolo “Il costume sardo: Volti e colori della tradizione popolare” e presentati ad Olbia nel Festival della Fotografia Popolare #Storie di un Attimo  a cura dell’Associazione Culturale Gli Argonauti.

NUORO

©Angelo Lauria, Costume di Nuoro

È in questa occasione che ho conosciuto il fotografo. Ed ebbra di colori, forme e richiami alla mia tradizione, decisi di intervistarlo. Una persona umile, entusiasta della sua grande passione per la fotografia. Mi parlò dei suoi iniziali obiettivi: ritrarre per trasmettere emozioni della natura, in particolare della fauna e flora lacustri. Un ritorno alle origini, alla semplicità per ritrovarsi o forse (r)accogliersi e proseguire il suo cammino  da apolide.

Una svolta nelle sue ricerche e racconti fotografici di carattere documentaristico sarà data dal suo trasferimento in Sardegna. Amore per il mare e per il moto perpetuo delle onde. Una musica dell’eterno presente che si annida nell’anima. Il soggetto muta ma l’elemento primordiale c’è, è presente. Perché l’acqua unisce e fortifica. Infonde coraggio. Salva.

I silenzi del lago ora diventano espressione / parola nei volti ritratti. L’anima di un popolo che lo incuriosisce e lo affascina.

Così continua il suo cammino. Alla ricerca di nuove emozioni. All’eterna ricerca del suo sé. Il segno della vita, da sempre.

Lycia Mele
©Riproduzione Riservata

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©Angelo Lauria, Costume di Ittiri

Mostre

LAGO DI VARESE – Emozioni in kayak

2010 Badia di Ganna 

2011 Lavena Ponte Tresa
2011 Valmorea

IL COSTUME SARDO – Volti e Colori Della Tradizione Popolare

2015    Posada 

2015    Torpè
2015    Olbia

●Contatti:
E-mail angelolauria52@gmail.com
ITTIRI
©Angelo Lauria, Costume di Ittiri
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