Angelo Lauria : le “impressioni” di un fotografo

Sono una lastra fotografica
impressionabile all’infinito
Ogni dettaglio si stampa
dentro di me in un tutto.
 Pessoa

La Sardegna è un’isola che ammalia da sempre: sia per la sua natura incontaminata che per il suo mare cristallino con una varietà di colori e sfumature. In una sola parola è emozione. Riflette emozioni. Inoltre ha potere taumaturgico. Distende gli animi, rasserena menti. Si riscopre il valore del tempo. Dei ritmi di vita scanditi dal fluire del giorno. Gli istanti si dilatano. Le cose sembrano avere un proprio senso, una propria storia, se rapportate ad un inizio. Ad una fine. L’alba e il tramonto che danno ritmo all’agire. Dove la Storia e il Tempo non compaiono. E Tutto diviene contemporanea (com)presenza: Passato intriso di tradizioni e Presente. L’istante sospeso.

Angelo Lauria, Punta Molara Capo CodaCavallo

©Angelo Lauria, Punta MolaraCapo Coda Cavallo

Questa magia che attrae l’anima dei visitatori, crea una sorta di dipendenza. Infatti sempre più persone scelgono la Sardegna come luogo di vacanza e vi ritornano negli anni successivi. Alcuni abbandonano il “continente” per vivere definitivamente nell’isola. Tra questi ricordo il cantante Fabrizio De André che scelse di vivere insieme alla sua compagna Dori Ghezzi ai piedi del monte Limbara, nei pressi della città di Tempio Pausania. Luogo di silenzi e meditazione ma anche di “spuntini” condivisi con i locali. Fonti di ispirazione per le sue canzoni che integrato con lo studio del dialetto e delle tradizioni popolari gli permise di assimilare “l’anima gallurese”.

LYC3.jpg

©Angelo Lauria,  Cala Brandinchi [San Teodoro]

L’isola sembra esser vista come una grande madre, i cui teneri abbracci distendono, rasserenano, riconciliano. Donano energia. E’ il ritorno a casa di Ulisse dopo le peripezie del viaggio. È voler ricolmare i vuoti di frenetiche città che sfiancano, in cui l’individuo diviene forma plasmata da eventi. Dove l’interiorità viene triturata dai grimaldelli del tempo. Dove tante le strade offerte ma poche le verità autentiche.

LYC7.jpg

©Angelo Lauria, Capo Comino [Siniscola]

La Sardegna, faro luminoso che allontana dai pericoli e salva, ha incantato per i suoi colori, profumi e sapori un fotografo lombardo che, lasciata la terra ferma come il poeta De André ha deciso di vivere stabilmente nell’isola scegliendo di vivere nella campagna di Torpè, nei pressi di una località tra le più suggestive del nord Sardegna, Posada.

LYC11©Angelo Lauria, Posada

Il suo nome è Angelo Lauria nato a Tripoli in Libia ma con un’isola nel cuore, la Sicilia, di cui erano originari i nonni. Negli anni dell’adolescenza si trasferisce con tutta la famiglia a Milano. E richiamato dalla semplicità e dalla straordinaria bellezza della natura, nella zona dei laghi, si trasferisce nei pressi del Lago di Varese.

DIS22

©Angelo Lauria, Airone Rosso [Lago di Varese]

I riflessi, i silenzi, la natura del luogo lo impressionano ed emozionano da sentire il desiderio di donare eternità all’istante sospeso in un fotogramma che continuerà a trasmettere emozioni.

DIS12

©Angelo Lauria,  Svasso [Lago di Varese]

E per scoprire questi luoghi incontaminati sceglie il Kayak. Mezzo che gli permette di  raggiungerli con facilità e immergersi in quei silenzi che fanno sfiorare l’eterno divenire.  Teso ad ascoltare i versi dei vari esemplari di fauna, i fruscii delle canne, i gorgoglii dell’acqua. Un orizzonte che ha dato senso alla sua vita. E le bellissime immagini raccolte hanno permesso la realizzazione della mostra “Il lago di Varese: Emozioni in kayak”, con la campagna di sensibilizzazione a salvaguardia della flora e fauna della zona lacustre, coinvolgendo scolaresche della zona.

DIS19

©Angelo Lauria, Cigni [Lago di Varese]

Intense e struggenti. Le fotografie commuovono per la loro bellezza. La natura si offre e dona. Una sintesi di quanto affermava il grande naturalista John Muir “In ogni passeggiata nella natura, l’uomo riceve molto più di ciò che cerca“. La natura ha permesso a Lauria di perfezionarsi nella tecnica e racconto fotografico.

 DIS23

©Angelo Lauria, Tartaruga  e Folaga con i suoi piccoli [Lago di Varese]

Ma negli ultimi anni, quasi in segno di gratitudine verso la terra che lo ha adottato o forse per pura devozione, ha realizzato una serie di ritratti fotografici: volti di donne e uomini con il costume tradizionale, utilizzato nelle varie sagre o feste religiose che animano un’isola dove la tradizione, riscoperta e sostenuta negli ultimi decenni, da significato all’agire e ammalia. Come ad esempio rapiscono per rara bellezza i tessuti preziosi, i colori brillanti, i ricami e i decori sugli scialli. Superfici e forme che emettono sonorità. Melodie d’intensità.

DESULO

©Angelo Lauria Costume di Desulo

Seguire la tradizione è ricercare l’anima sarda e quell’elemento universale che caratterizza i sardi e che si riscopre nella bellezza, nelle forme e nel carattere. La bellezza eterna che traspare dalla perfezione e da un cromatismo armonico dei preziosi abiti ha colpito la sensibilità di Angelo Lauria. Alla bellezza della natura contrappone quella dei pregiati manufatti e dei volti alla ricerca di quello spirito di sardità che contraddistingue il sardo da qualsiasi connazionale.

DIS9

©Angelo Lauria, Costume di Osilo

Inizia a seguire le più importanti Sagre della Sardegna: la Sagra del Redentore, la Cavalcata Sarda, la Sagra di Sant’Efisio raccogliendo tantissimi scatti che dopo una attenta selezione sono esposti a Posada in una Mostra dal titolo “Il costume sardo: Volti e colori della tradizione popolare” e presentati ad Olbia nel Festival della Fotografia Popolare #Storie di un Attimo  a cura dell’Associazione Culturale Gli Argonauti.

NUORO

©Angelo Lauria, Costume di Nuoro

È in questa occasione che ho conosciuto il fotografo. Ed ebbra di colori, forme e richiami alla mia tradizione, decisi di intervistarlo. Una persona umile, entusiasta della sua grande passione per la fotografia. Mi parlò dei suoi iniziali obiettivi: ritrarre per trasmettere emozioni della natura, in particolare della fauna e flora lacustri. Un ritorno alle origini, alla semplicità per ritrovarsi o forse (r)accogliersi e proseguire il suo cammino  da apolide.

Una svolta nelle sue ricerche e racconti fotografici di carattere documentaristico sarà data dal suo trasferimento in Sardegna. Amore per il mare e per il moto perpetuo delle onde. Una musica dell’eterno presente che si annida nell’anima. Il soggetto muta ma l’elemento primordiale c’è, è presente. Perché l’acqua unisce e fortifica. Infonde coraggio. Salva.

I silenzi del lago ora diventano espressione / parola nei volti ritratti. L’anima di un popolo che lo incuriosisce e lo affascina.

Così continua il suo cammino. Alla ricerca di nuove emozioni. All’eterna ricerca del suo sé. Il segno della vita, da sempre.

Lycia Mele
©Riproduzione Riservata

DIS5

©Angelo Lauria, Costume di Ittiri

Mostre

LAGO DI VARESE – Emozioni in kayak

2010 Badia di Ganna 

2011 Lavena Ponte Tresa
2011 Valmorea

IL COSTUME SARDO – Volti e Colori Della Tradizione Popolare

2015    Posada 

2015    Torpè
2015    Olbia

●Contatti:
E-mail angelolauria52@gmail.com
ITTIRI
©Angelo Lauria, Costume di Ittiri
English Version

Donatella Ceria

Donatella Ceria è un artista che esula da correnti specifiche dell’arte contemporanea, evidenziando un proprio linguaggio espressivo confermato da una profonda sensibilità e da un delicato gusto estetico.

Tra i riflessi della sua anima creativa c’è il Tempo, protagonista del nostro vivere. Il Tempo investe i nostri istanti e li dona all’evolversi del ricordo. Ora si rivive l’infanzia con il recupero spasmodico di giochi in miniatura. Ad un’iniziale raccolta, segue la catalogazione e la colorazione con acrilici per disporli su basi di ceramica, che collegate le une alle altre, creeranno un lungo serpente. Al pari di un riflesso d’infanzia che prolunga il vivere e da sostegno ai giorni futuri.

Questa raccolta di materiale, e il successivo assemblaggio, potrebbe evocare il linguaggio espressivo della Junk Art negli anni ’50 e ’60. Ma qui gli oggetti vengono riplasmati in un’accezione che esula da manifesti definiti in ambienti di pura contestazione, permettendo riflessioni più introspettive.

Il recuperare giochi, piccole sorprese delle merendine o delle uova di cioccolato, mi ricorda l’infanzia e l’adolescenza: fasi evolutive di una persona che tracciano il nostro esistere dietro/dentro. Si trascinano al pari di un serpente che ci avvolge talvolta privandoci di respiro. Ma pur sempre ci “seguono” e offrono contenuto al nostro presente, al nostro agire, al nostro pensare. Significati per il nostro essere significante.

Donatella Ceria Installazione Sa colora 2009
Donatella Ceria
Installazione
Sa colora 2009

La figura del serpente, inoltre, è oggetto di culto presso alcune tribù degli Indiani d’America, in cui si sintetizza il ciclo della vita rivisitabile come acquisizione della saggezza, che viene ad “accumularsi” segnando un’evoluzione scandita dal tempo tesa ad un infinito che avvolge il reale.

image

La colorazione con gli acrilici riflette colori puri, aggressivi, ribelli che avvolgono per l’intensità della variante cromatica. Esprimono un linguaggio simbolico che vive riflesso su una dimensione “altra”. Quasi una manifestazione dell’esserci. Un io presente che urla la sua presenza. Richiama la vita. In un apparente rifiuto ricerca ordine ed equilibrio.

Voglio evidenziare solo alcuni colori. Il rosso è il primo colore dell’arcobaleno, oltre ad essere il primo colore che i bambini riescono a distinguere. Al pari di un filo lega alla vita passione, vitalità, invincibilità.

Con il blu si scopre la gioia di vivere filtrata da ragione, ovvero non istintività ma riflessione, serenità, equilibrio, saggezza. Sembra il colore del silenzio, in cui decantano i pensieri. Penso alla contemplazione del cielo e del mare e ai lirismi evocati.

image

Il giallo ci conduce ad un’apertura verso l’esterno. Un movimento che è indice di libertà pur nella consapevolezza del proprio sé. Ci libera per affermarci facendo percepire gioia ed energia vitale.

Anche l’arancione denota apertura alla pluralità, quindi tolleranza ma anche saggezza. Ancora il viola, come  risultato del rosso e blu insieme, quale fusione di opposti, induce a pensare a metamorfosi, al sogno, alla fantasia. È il colore dell’arte. Il verde è il colore dell’ottimismo, della crescita, di un’evoluzione e di una speranza.

La disposizione dei piccoli oggetti riflette un gusto estetico che evidenzia armonia. Lo spazio e la materia raggiungono un’equilibrio solido e deciso. Non si percepiscono ripensamenti. La materia riempie lo spazio subordinata ad istinto e creatività. La plasticità della forma seduce ed ipnotizza. Si desidera valutare ed analizzare ogni dettaglio che prevale sull”universale”. La forma finale prevarrà non prima di aver analizzato il particolare, il dettaglio, il frammento.

Il metodo induttivo che intravedo sembra un monito dell’artista che partendo da una base gnoseologica ci conduce alla frammentazione del reale per capire, superare l’istante del presente, conoscere.

Ricordo Italo Calvino che nel Visconte Dimezzato definiva la sapienza a “brani” e scriveva “…bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani” e ancora “Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai la metà di te stesso, e te lo auguro, ragazzo, capirai cose al di  là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrei perso metà di te del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa”. L’essere incompleti non demanda alla superficialità ma  alla profondità e al sentimento.

E’ arte di riflessione quella di  Donatella Ceria. Pare ci induca ad acquisire nuove conoscenze, disintegrando realtà per poterle vivere dentro, analizzando legami che ci portano a sintetizzarle per evolverci. 

Donatella Ceria L'altro cuore 2011
Donatella Ceria
L’altro cuore 2011

“L’altro” Tempo è legato all’amore, al sentimento presente in ogni età della vita. E la creatività di Donatella Ceria  da  voce a  cuori realizzati in ceramica raku, in cui s’inseguono giochi cromatici, dalle tonalità delicate o forti, con un deciso carattere iconografico; oppure a cuori romantici realizzati con  semplici zanzariere. Quasi a voler filtrare il dolore inserisce dei piccoli fiori delicati che suggeriscono un’idea di romanticismo di altri tempi. Dove c’era spazio al sentimento legato alla tradizione, ad un passato che ricamava istanti per amplificare il tempo. Un tempo dilatato in cui si voleva trattenere la memoria.

Donatella Ceria Serie Cuori di Terra 2006
Donatella Ceria
Serie Cuori di Terra 2006

Interessante il simbolo del cuore con valenza antropologica, è quasi un ricercare identità in cui si offre una rivisitazione stilizzata della dea madre Tanit. Forse a voler sottolineare il forte legame con la sardità ed evocare la società matriarcale in cui la donna aveva un ruolo importante e ben definito. Un omaggio alla donna sarda che permea di passione il proprio agire.

Alla base del discorso artistico è radicato l’amore per il sapere e per ciò che la vita predispone non rinunciando a nuove sintesi: ciò  è quanto traspare nel linguaggio espressivo di Donatella Ceria.

Lycia Mele

© Riproduzione riservata

Donatella Ceria Serie Cuori di terra 2006
Donatella Ceria
Serie Cuori di terra 200