Morton Bartlett

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Vorrei parlare di un’artista, che sarà presente alla Biennale di Venezia 2013, Morton Bartlett. Un autodidatta che, utilizzando argilla rivestita con uno strato di gesso, scolpiva bambole, le dipingeva e vestiva. Aveva imparato a cucire e realizzava così i vestiti utilizzando vari tessuti. Inseriva le bambole in contesti quotidiani ne fotografava l’agire o la tensione all’agire. Dopo la sua morte sono state trovate 200 fotografie.

Morton B
Questa sua esigenza, forse, era determinata dalla solitudine provata durante l’infanzia. Orfano di padre e madre fu adottato da una famiglia. Ma trascorse gran parte della vita da solo e non volle mai sposarsi. La disperata ricerca di amore, di affetto e di condivisione, gli fecero creare 15 bambole, tre maschi e dodici femmine, che vennero scoperte dai suoi parenti dopo la sua morte avvenuta nel 1992 all’età di 89 anni.

Morton B
Scrutando in profondità queste fotografie, si può notare come alcune bambole, forse donne-bambine, sono fotografate in pose o atteggiamenti ambigui che disorientano, con abiti succinti e con la propensione ad alzarsi la gonna, quasi un richiamo erotico che stona con l’aspetto fisico di bambine ancorate a sogni e semplici fantasie, pervasi da candore ed ingenuità. I bambolotti, invece, sorridono ma in maniera forzata, caricaturale, quasi a dimostrare un vuoto che investiva l’animo da togliergli il sorriso. Era solo un ridere di sé stesso per il senso che traeva dal suo esistere, quasi una sfida alla vita.
Morton B
Morton con la sua “famiglia” riempiva così il vuoto che percepiva attorno a sé, divenuto materia per la sua arte. Egli trovava il giusto equilibrio che gli permetteva di apprezzare il vivere. Nella sua arte intesa da lui semplicemente come un “hobby” nascose i suoi disagi, nei quali però riuscì a trovare quella forza e tenacia che gli permisero di affrontare la vita. Ma la grande tragicità, che tracciò e si diffuse per rubarci l’anima, tra malinconia e commozione, era riposta nell’impossibilità di Morton Bartlett di comprendere il vero significato del vivere e l’importanza dell’uomo come essere sociale. Percepì che il punto focale del suo “hobby”, interagire con esseri inanimati, dandogli significati egocentrici, sarebbe dovuta esser la sua vita al fine di viverle accanto.

Lycia Mele

Morton B

Roberto Serri

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In quest’opera di Roberto Serri, in una fotografia di Roberto Gorini, assistiamo ad una rivisitazione dell’urlo di Munch. Ma qui la sardità predomina sull’espressionismo del pittore.

Il numero quattro presente, oltre ad esser il numero delle voci a tenores ricorda i mori raffigurati nella bandiera sarda.

I colori riflettono la terra, il mare, le valli ed il cielo della Sardegna. La forza espressiva nei volti, accentuata dalle pieghe fisionomiche, marcate e ben definite, ripercorrendo la tradizione delle maschere in legno barbaricine, da risalto all’urlo imploso, elemento di distacco dalla tradizione, divenuto afono per il profondo sentire la sofferenza nell’impossibilità di una nuova rinascita.

Sembrano volti statici, immobili e sospesi. In assenza del fattore tempo vivono il passato dentro il presente. Solo i colori palesano un velo di speranza. Bisogna ricominciare a credere.

Lycia Mele

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